Archivio mensile:novembre 2015

Non passava giorno – cap. 14

Foto personale
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Marco guardò la busta sulla scrivania tra il curioso e l’atterrito. Non osava aprirla: voleva impedire ai ricordi di uscire. Era ancora vivo il pensiero verso Laura. Questo poteva permettersi di presentargli il conto. Altre donne stavano tentando la conquista del suo cuore, che era ben chiuso a chiave e non era facile da aprire.

Vinto il primo attimo di timore, lentamente e con cautela aprì la busta, sparpagliò le foto sullo scrittoio, accantonò i fogli, vergati da una mano femminile. Conosceva fin troppo bene e nei minimi dettagli tutto quello che rappresentavano. Tuttavia volle fingere di non sapere a quali circostanze si riferissero.

Erano le fotografie della gita a Grazzano Visconti di un anno prima quelle che Marco aveva sotto gli occhi. Le esaminò con circospezione, come se fossero infette o pericolose. Tuttavia aveva presente le sfumature di quella giornata particolare, l’ultima escursione compiuta assieme a Laura.

Le osservò, le passò con calma. Le riguardò con attenzione, mentre il fiume dei ricordi sgorgò prepotente dall’anfratto, dove l’aveva confinato.

Marco amava frequentare le feste in costume, le giostre e tutto quello che ricordava il passato. Brisighella con la sua festa medioevale, la notte incantata per San Giovanni con streghe e cartomanti a San Giovanni a Marignano, le quintane, le giostre, i cortei storici che popolano ogni borgo dell’Emilia Romagna, della Toscana, dell’Umbria, delle Marche. Per lui erano una gioia, un tuffo nel mare del tempo andato, che gli ricordavano libri letti con avidità, quando era ragazzo.

Dal momento in cui si era trasferito a Milano, non aveva avuto più le occasioni giuste per frequentare i luoghi che conservavano il folclore di ieri da tramandare alle future generazioni. L’impossibilità di assistere a queste feste in costume era un altro tassello che non si era sistemato al posto giusto e stonava nell’impianto generale della sua visione della vita.

Alla festa dell’ultima domenica di maggio a Grazzano Visconti non aveva mai partecipato. Rappresentava una stimolante occasione per conoscere questo borgo, che, dopo il restauro durato molti decenni, si stava riaprendo all’invasione dei turisti.

Per Laura era una novità assoluta, perché non conosceva questo mondo fatato e incantato; dunque rappresentava l’opportunità per immergersi nelle storie che affondavano le radici nel passato.

Si era documentata tramite il web sul borgo, sul castello, sul parco e sulla Giostra del Biscione. “Devi sapere che il castello di Grazzano ha il suo fantasma” disse, mentre rise divertita. “E’ una donna e si chiama Aloisa. Chissà se riusciamo a vederla”.

C’è poco da scherzare” fece Marco serio. “Ogni castello, ogni palazzo antico ha il suo fantasma. Se manca, non è antico”.

Laura rise per la credulità di Marco, perché era convinta che i fantasmi fossero il frutto dell’ignoranza e dell’irrazionale per inquadrare eventi sopranaturali o non spiegabili razionalmente.

Partiti di buon ora da Milano, si inerpicarono fino a Grazzano.

Il borgo già di prima mattina brulicava di turisti armati di flash e zainetti che sciamavano festosi e rumorosi tra le case e il parco.

Il castello non era visitabile normalmente. Tuttavia in via eccezionale in quel giorno erano state predisposte diverse visite guidate su prenotazione con un obolo di dieci euro a testa.

Marco mandò Laura alla Pro Loco per il ticket d’ingresso, perché la visita alla sala delle armi, al castello in generale, meritavano i dieci euro richiesti.

Laura non amava ascoltare la guida che spiegava e illustrava, perché si annoiava. Tuttavia quel giorno si lasciò contagiare dal gioioso entusiasmo di Marco.

Con la macchina digitale, regalata da Marco, Laura scattò innumerevoli fotografie, mentre lui con la vecchia e fidata Leica con otturatore fisso fece poche istantanee, quelle che erano meritevoli di essere impresse sulla pellicola. Per la ragazza quella macchina fotografica era un relitto fossile del paleozoico tanto era vecchia e obsoleta. Lei preferiva quegli scatolini digitali, dove era facile eliminare le istantanee più brutte.

A mezzogiorno andarono a mangiare all’Hostaria de la Giostra con un menù che più o meno recitava cosi:

Pasta della passione

Pasta dell’incanto

Polpa rovente

I nascosti

Straccetti opulenti

Fette di latte lavorato

Schegge d’or

Polvere di mandorle

Prugne in crosta

Acqua

Nettare rosso

In un clima festoso e sereno si divertirono a commentare la LISTA De La CIBARIA, un pasto molto piacevole e intrigante, profondamente diverso dai soliti che erano abituati a consumare in città.

Stanchi e felici sciamarono nel pomeriggio nel parco, un’enorme polmone verde, che li accolse con lo stupendo giardino all’italiana, dove al centro stava la fontana con la statua di Orfeo. L’aria profumava per le rose che coronavano il bosco di tassi, pioppi e tigli. Il rumore dell’acqua corrente accompagnava la passeggiata tra un tripudio di fontane e gorgoglii di ruscelli.

Arrivati nel labirinto verde, Marco decise di scuotere le certezze di Laura sui fantasmi e in particolare sul fantasma Aloisa. Si lasciò sfilare con la scusa di fotografare un gruppo di piante e si appostò non visto più avanti dietro l’alta siepe di carpino che delimitava il percorso.

Ehi! Si, proprio tu, ragazza dal rosso capello!” diceva Marco con la voce alterata da donna “Perché non hai lasciato un ricordino alla mia statua nella piazza del Biscione?”

Laura si fermò divertita e spaventata, guardandosi intorno senza vedere nessuno. Stava riprendendo il cammino, quando senti qualcosa che si muoveva nello zainetto sulla schiena, e si fermò di nuovo.

Ehi, tu! Parlo con te. Torna indietro e lascia il tuo braccialetto di stoffa come ricordo” udì distintamente, mentre ancora una volta qualcosa di inquietante si muoveva nello zainetto.

Marco!” gridò con un tono rotto dallo spavento “Dove sei?”

Ehi, tu! Non gridare, disturbi il mio sonno!” proseguì imperterrita la voce femminile. “Lascia il ricordino. Così posso tornare a dormire”.

Laura sentiva qualcosa muoversi e dei rumori non perfettamente decifrabili provenienti dalla siepe o da qualche altro punto del giardino. L’angoscia stava avendo il sopravvento, mentre era sul punto di piangere per lo spavento e di avere una crisi di nervi. Era ferma nel vialetto senza decidersi di spostarsi né avanti né indietro. Era paralizzata e incapace di muovere un passo.

Marco a stento si tratteneva dal ridere, quando decise che era giunto il momento di ricomparire: la commedia aveva raggiunto lo scopo previsto. Apparve innanzi a lei come un fantasma.

Oh!” urlò piena di terrore con un piccolo balzo di lato. “Dov’eri? Ancora un secondo e avrei avuto una crisi isterica!” e corse ad abbracciarlo.

Lui la baciò accarezzandole i capelli, la prese sotto il braccio e chiese con fare ingenuo: “Perché? Hai visto per caso il fantasma Aloisa?”

Non scherzare” disse la ragazza tremante per la paura. “Mi ha ordinato di mettere questo braccialetto di stoffa sulla statua in piazza del Biscione”.

Hai avuto paura? Non avevi detto che i fantasmi non esistono?” proseguì Marco calmo e sornione.

Beh!” affermò lei con voce tremula. “Mi sto ricredendo. Pensavo che fosse un’invenzione per attirare turisti. Ho sentito una voce che pareva provenire dall’oltretomba!”

Laura, rassicurata dalla presenza del suo uomo, disse, che il parco ormai l’avevano visitato, e lo supplicò di tornare indietro per lasciare il braccialetto sulla statua, prima di tornare a Milano.

Come vuoi” rispose Marco, trattenendo a stento l’ilarità che sentiva crescere dentro.

Laura depositò il braccialetto e ripresero la strada del ritorno.

Lui non ebbe mai il coraggio di svelarle il segreto che l’aveva terrorizzata.

Marco rifletté sulla storia del fantasma, che si tramandò di padre in figlio, intatta fino ai nostri tempi.

La gente del borgo aveva sempre rispettato e trattato con deferenza la figura di Aloisa, una donna del tutto simile a tante altre, che aveva avuto il torto di amare. Era morta per il dolore del tradimento del marito e non ebbe più pace, aggirandosi per il castello e il parco.

Di solito i fantasmi femmina sono fanciulle bellissime, uccise dal marito geloso o dall’amante abbandonato. Questa era bruttina, se guardiamo le statue disseminate nel borgo e nel parco”.

La leggenda narrava che le statue fossero state disegnate da un medium, il conte Giuseppe, la cui mano era impugnata da Aloisa. Sotto una di queste è riportata la scritta:

«Io sono Aloisa e porto Amore e profumo alle Belle che donano il loro sorriso a Grazzano Visconti».

‘Quel giorno’ Marco pensò, appoggiandosi allo schienale della sedia, ‘ho capito che tra noi c’era una visione totalmente diversa della vita. Lei, cittadina del mondo, attiva e razionale, sempre in movimento come Milano. Io, romantico e sognatore, che ama le piccole cose, le storie buffe di altri tempi. Il ritmo lento della vita è il sottofondo musicale che accompagna le mie giornate. Slow Food, trattorie di campagna, la bicicletta, le passeggiate: ecco cosa cerco’.

Da quel giorno cominciò a maturare l’idea di lasciare Laura e un mondo, che non gli apparteneva. Lei non avrebbe mai accettato l’idea di vivere questo stile di vita. Quindi prima di compiere una scelta errata, che li avrebbe portati vivere insieme in mondi differenti, era meglio chiudere. Gli era costato sofferenza e l’avrebbe fatta soffrire ma era la decisione corretta.

‘Ora’ rifletté ‘un’altra donna bussa alla porta. Non so se sia quella giusta ma condivide la medesima visione di quello che ci aspettiamo dal domani’.

Agnese si era fatta viva dopo mesi di silenzio, come il fantasma di Aloisa si presentava ai turisti invadenti che rompevano la sua tranquillità.

Non passava giorno – cap. 13

 

Foto personale
Foto personale

Laura si stava riscuotendo dalle fantasie in cui quel racconto adolescenziale l’aveva gettata tra ricordi passati e quelli recenti con le ferite che minacciavano di riaprirsi dolorosamente. Si stiracchiò come una gatta annoiata e intorpidita dalla posizione scomoda. Cercò con lo sguardo qualcosa di più confortevole per continuare la lettura.

Da un angolo prese una vecchia sedia di legno impagliata, la portò vicina al cassettone aperto, dove facevano capolino altri pezzi della sua gioventù. Le vecchie Barbie, il sacchetto dei Puffi azzurri un po’ sbiaditi, una casa delle bambole scrostata dal tempo e altri oggetti gettati alla rinfusa.

Si sistemò comoda a continuare la lettura di quello scritto, che aveva sette od otto o nove anni. ‘Che importanza ha’ pensò ‘di conoscere quanto è vecchio!’

Era curiosa di leggere quello che scriveva quando aveva grandiose di idee come scrittrice di successo.

“….la prese e continuò a saltellare per il sentiero. Vide un cartello appeso al ramo più alto e prese l’ascensore per la cima sulle spalle di una farfalla gialla. ‘Ultimo piano, prego’ disse lo scoiattolo alla farfalla e volò su dinnanzi al cartello, che lesse ad alta voce.

Noi Signore di Milano e Conte di Virtù, Vicario Generale Imperiale, volendo compiacere per speciale grazia i nostri egregi e diletti Signori Giovanni Anguissola e Beatrice Visconti sua consorte, concediamo che nella loro proprietà di Grazzano, nel nostro distretto di Piacenza, possano far costruire liberamente e impunemente una fortificazione quale loro aggradi, nonostante alcuni decreti o nostri ordini emessi in contrario.

I mandanti osservino e facciano inviolabilmente osservare questo nostro scritto. In testimonianza della qualcosa abbiamo disposto che la presente sia compilata registrata e convalidata con il nostro sigillo.

Pavia, 18 febbraio 1395

‘Oh, perbacco – esclamò lo scoiattolo – dove sto andando? Questo cartello è interessante’. Chiese alla farfalla dai colori sgargianti un passaggio fino al sentiero. Leggera e svolazzante depose lo scoiattolo sulla strada. Lui non sapeva decidersi se a destra o sinistra. ‘Non fa niente’ pensò lo scoiattolo ‘tutte le strade portano a Roma’ e infilò quello di sinistra.

Ormai aveva scordato tutti i progetti della giornata ma lui viveva alla giornata. Squittendo e saltellando da un ramo all’altro se ne andò allegro, sperando di non trovare altre deviazioni, ma il rumore di acqua lo distrasse e deviò di nuovo dal cammino.

Vide un bel torrentello dalle acque limpide e fresche. Pensò che sarebbe stato una buona idea se avesse fatto un bel bagno.

Così si scordò del cartello appena letto e fece un tuffo da una piccola sporgenza nell’acqua gorgogliante.

Che meraviglia! Che bellezza fare un bagno in un torrente. Tre piroette in avanti, quattro salti all’indietro, un tuffo sbilenco di traverso e lo scoiattolo si divertiva come mai si era divertito prima. Scosse l’acqua dalla coda, si stropicciò gli occhi e vide uno spicchio di sole sul prato. Stanco e un po’ infreddolito si distese nell’unico punto, dove i raggi penetravano il bosco per asciugare la pelliccia. Aveva fame ma si era dimenticato di portare con sé noccioline e ghiande. Allora riprese il cammino verso… Se era dimenticato verso dove e quindi prese la prima deviazione, come al solito, e vide un altro cartello. Si avvicinò incuriosito, ma non distingueva bene le lettere. C’era una figura appesa al cartello.

Sembrava una donna ma non poteva essere una donna. Pazienza, avrebbe letto il prossimo, se ce ne era un altro. Alla deviazione successiva si fermò, era stanco di camminare e aveva fame. ‘Come risolvere il problema?’ si domandò un po’ immusonito lo scoiattolo ‘Non vedo cibo adatto. Proviamo a prendere la deviazione, chissà se mi porta da qualche parte’.

Arrivato a un muro alto cinquanta passi o forse meno, non era un ostacolo per lo scoiattolo perché sarebbe saltato in groppa a un’ape, che non gli avrebbe di certo rifiutato un passaggio. Così fece e si trovò traghettato di là. E vide la statua, alla cui base stava scritto, stavolta in chiaro

tratto dall sito www.grazzano.it
tratto dall sito www.grazzano.it

Non v’è Castello senza fantasma: quello di Grazzano è di sesso femminile.

Allora lo scoiattolo pensò ‘Sono in un castello! Lì troverò certamente qualcosa da mangiare’..”

Laura interruppe la lettura dei fogli ingialliti. “Sembrano segni del destino” disse sorridente. “Prima la vecchia foto di gruppo col vestito rosso e Marco, poi il manoscritto con la storia di Aloisa, il simpatico fantasma di Grazzano Visconti. Il prossimo cosa sarà?”

La mente tornò all’ultima domenica di maggio dell’anno precedente, quando lei e Marco decisero di andare a Grazzano Visconti. Era un paesino di 180 anime, arrampicato in val Nure sopra Piacenza, ricostruito in stile medioevale. Volevano interrompere la monotonia delle giornate tutte uguali per l’impegno della scrittura della tesi. Il Castello e il Parco erano finalmente visitabili. In quei giorni si poteva assistere alle giostre, al corteo storico e ad altre manifestazioni. Non aveva mai assistito a spettacoli del genere, mentre Marco, quando poteva, non ne mancava uno. Per lui non era una novità ma semplicemente aggiungeva un nuovo borgo con relative manifestazioni alle sue conoscenze. Nel depliant della Pro Loco, allegato ai fogli, c’era la curiosa storia di un fantasma che recitava così.

Il fantasma

Risponde al nome di Aloisa. Piccoletta, ben in carne, le braccia al sen conserte, dal suo basamento sito vicino alla piazza del Biscione occhieggia oggi verso i turisti. Le sembianze della statua che la raffigura sono fedeli al ritratto che fece di sé, guidando la mano di un medium nel corso di una seduta spiritica.

Narrò naturalmente la propria storia, che gli abitanti del borgo si tramandano:Sposa ad un Capitano di Milizia, perì di gelosia in seguito al tradimento del marito, e da allora vaga per il Castello e il parco:

“Io sono Aloisa e porto Amore e profumo alle Belle che donano il loro sorriso a Grazzano Visconti”

Di notte – così dice la storia che viene tramandata di padre in figlio – si rifugia tra la mura del castello e si comporta in maniera assai manesca, tirando i piedi e schiaffeggiando gli ospiti, a meno che questi le facciano dei doni, appendendo alla statua, posta in una stanza, collane e monili, che ne appaghino la vanità di spettro femminile.

Ecco dunque che la statua della Aloisa castellana sfoggia, con fare civettuolo i doni dei previdenti ospiti che – credere o non credere – hanno comunque preferito ingraziarsi lo spettro.

La storia della Aloisa, è stata al centro di una Mostra allestita al teatro del castello dedicata alle testimonianze e alle tradizioni del Borgo. Tra i giornali che si occuparono della manifestazione, la Stampa di Torino, il cui testo fu ripreso da una agenzia inglese e diffuso su diversi giornali. Successivamente il Sunday Express – quattro milioni di copie – ha incaricato il corrispondente in Italia di un servizio in chiave parapsicologica. Assistito da esperti del settore, il giornalista ha sottoposo le statue a diversi esami e alla famosa prova del “pendolino” alla fine il responso: “L’Aloisa risulta sorprendentemente viva. Si tratta di una donna che amò e sofferse molto”.

Molti altri sono i sorprendenti incontri con l’Aloisa.

Tra i più recenti quelli occorsi, in tempi diversi, ad un reporter di una stazione televisiva e al corrispondente di un quotidiano locale. Entrambi affrontarono l’argomento con manifesta incredulità.

Il primo riuscì a fotografare l’effige della statua solo dopo aver fatto opera di conversione – nel frattempo aveva però inceppato la fotocamera e avuto ripetuti guai con il lampeggiatore.

Il secondo raccoglieva, servendosi di un registratore, impressioni sullo spettro; alla fine delle interviste sulla pista magnetica risultarono le sole voci favorevoli alla Aloisa.

In questi ultimi anni l’Aloisa è assurta agli onori della cronaca anche come protettrice degli innamorati, una specie di San Valentino in gonnella.

Messaggi riconoscenti e omaggi floreali giungono infatti con frequenza all’effigie di Aloisa, da diverse parti d’Italia

Laura ricordò di aver lasciato una traccia del suo passaggio a Grazzano: un piccolo braccialetto di stoffa con inciso il suo nome. Marco l’aveva guardata corrucciato, perché riteneva la questione una superstizione del passato. Non aveva detto nulla.

La giornata era splendida, il posto era incantevole con quell’immenso parco pieno di alberi, di siepi e fiori, dove uno rischiava di perdersi nel labirinto verde. L’atmosfera del villaggio riportava le persone indietro nel passato, come una prodigiosa macchina del tempo. In un clima rilassato avevano trascorso la giornata. Era stato un toccasana, perché rompeva la tensione della preparazione della tesi. La macchina digitale, che Marco le aveva regalato per il compleanno, fece molte fotografie.

Si riscosse dai ricordi di quel giorno. ‘Quelle fotografie dove le ho messe?’ si chiese. ‘Rammento di averle stampate col computer. Le avrà Marco di certo. Lui amava osservarle sulla carta. Chissà se le ha conservate”.

Di quella giornata aveva conservato pochi ricordi, annacquati e sfumati. Non si pose il problema di ricordare le esatte sequenze della gita, perché gli eventi spiacevoli erano stati rimossi dalla memoria.

non passava giorno – cap. 12

 

dal sito www.villadeste.com
dal sito www.villadeste.com

Villa d’Este è un must nel campo degli eventi organizzati, è la cornice ideale per ospitare forum e meeting. Tuttavia se l’organizzazione è convenzionale, un cliché già visto in altri posti, l’avvenimento vivacchia senza infamia e senza lode. Questa era la situazione dell’incontro annuale con la clientela, quando Matteo cinque anni prima era entrato nello studio, come giovane praticante in attesa di iscriversi all’albo professionale.

Subito si era fatto notare per le idee innovative nella gestione dei clienti. Aveva portato una ventata di rinnovamento al suo interno. Il gran capo pensò di affidargli il compito di organizzare il meeting di quell’anno per metterlo alla prova e valutarne le capacità organizzative.

Matteo portò piccoli aggiustamenti nella coreografia generale, come la cena di saluto, presentazioni grafiche più accattivanti, riscuotendo il generale consenso. Negli anni successivi migliorò il taglio degli interventi e la loro lunghezza, rendendo più snello e funzionale il programma. Queste modifiche fecero decollare l’evento, tanto che in questa edizione il numero delle adesioni era superiore ai posti disponibili e si erano dovute rifiutare a malincuore molte partecipazioni.

Le novità più interessanti apportate erano l’aperitivo di benvenuto, il venerdì sera, e il pranzo di gala, la domenica a mezzogiorno a chiusura del meeting. Questo aveva favorito la presenza femminile, di solito assai scarsa. Per il prossimo anno Matteo pensava di organizzare attività e incontri per le mogli e le compagne in modo tale da abbinare a un evento professionale uno mondano. Aveva dodici mesi di tempo per tradurre queste idee in realtà.

Laura e Sofia raggiunsero Villa d’Este verso le diciannove accolte da Matteo.

Alle venti e trenta c’è la cena di saluto. Vi aspetto puntuali alle venti al bar Canova per il drink di benvenuto” disse, prima di tornare nella hall ad accogliere altri partecipanti.

Non abbiamo molto tempo per sistemarci e renderci presentabili” fece Sofia leggermente in affanno come una scolara al primo giorno di lezione.

Comincia per prima” rispose calma Laura. “Mi devo cambiare l’abito e darmi una sistemata a trucco e capelli. Non ci metto molto”.

Alle venti in punto splendidamente vestite fecero il loro ingresso nel bar Canova. Sofia indossava un abito lungo di Armani, che fasciava con eleganza la sua figura tonica e snella. Due orecchini e una collana di perle ornavano il viso. Laura aveva un vestito più anonimo. Un tubino scollato nero che valorizzava la capigliatura rossa. Una paio di scarpe di Rossi dal tacco modesto erano il perfetto proseguimento della caviglia snella.

Tutti si voltarono ad ammirarle, perché non potevano passare inosservate.

Da dove sono sbucate quelle due deliziose fanciulle?” chiese a un vicino un grassone incuriosito ed eccitato.

Chiedilo al dottor Minati, visto che le sta salutando con tanta cordialità” rispose l’altro con una punta di ironia, venata di invidia.

In un consesso di soli uomini o quasi le due ragazze rappresentavano un tocco di grazia femminile, che si notava vistosamente, anche se fossero state meno attraenti.

Una processione di uomini si recò in pellegrinaggio da Matteo per farsi presentare le nuove arrivate, che nessuno conosceva e che tutti avrebbero voluto come accompagnatrici.

Laura e Sofia catalizzarono le attenzioni di tutti i partecipanti, mentre il clima si andava scaldando. Il meeting sembrava nato sotto una buona stella. Attorno a loro si radunò un bel gruppetto di persone attratte dalle loro figure eleganti e dal conversare brillante e piacevole. Chi non era riuscito a parlare aveva cominciato a malignare sulla loro provenienza.

Sai” disse uno con fare saccente al vicino, “ho visto le loro foto sul web. Quelle gallerie fotografiche di belle donne”.

Sei sicuro?” chiese incuriosito l’altro. “Non mi sembrano due ragazze copertina! Ti ricordi il link?”

Beh,“ replicò il primo incerto, “assomigliano tutte. Forse non sono loro”.

La rossa, la più bella tra le due, deve essere la nuova fiamma del dottor Minati” disse un invitato all’amico. Poi aggiunse una battuta a doppio senso. mentre sogghignava compiaciuto.

Ma no!” replicò l’altro. “Ti sei confuso! La compagna è la morettina. La rossa è l’amica del dottor Renati”.

Ognuno diceva la sua. Tutti ascoltavano e guardavano con ammirazione le due ragazze, che si destreggiavano con grazia tra un drink e una battuta pronta e accattivante col sorriso sulle labbra. Sembravano quei fiori di campo sui quali in continuazione farfalle e api si posano per succhiare polline e profumo.

Il meeting rappresentò un autentico successo per Matteo, il migliore in assoluto da quando era stato organizzato la prima volta. Le edizioni iniziali avevano avuto un discreto successo ma niente di più. Tutti erano rimasti soddisfatti dell’organizzazione, della cornice, dei contenuti e aspettavano con impazienza il pranzo di gala a chiusura delle due giornate di presentazioni.

La domenica mattina comparve Paolo che si aggregò un po’ imbronciato e senza troppi entusiasmi, mentre Matteo poté dedicarsi alle due ragazze.

Laura storse il naso, vedendolo. Pensò che Matteo avrebbe dovuto avere la gentilezza e la compiacenza di avvertirla della presenza dell’amico. Non trovava corretto il suo comportamento. Mentre i pensieri e la rabbia invadevano la testa, cercò di calmarsi. ‘Pazienza’ si disse, ‘facciamo buon viso a cattiva sorte’.

Sofia rabbuiò in viso, perché ricordava bene quella sera durante la quale Matteo le aveva chiesto con insistenza un mare di notizie su Laura. Quelle domande avevano un scopo ben preciso: non erano per parlare in generale sull’amica ma per recepire informazioni da trasmettere a Paolo. Questo le lasciava in bocca una sensazione di amaro. Entrambe non mostrarono segni di malumore esteriormente, mentre dentro di loro ribolliva l’ira.

Matteo aveva pensato di distribuire gli invitati in modo tale che ogni tavolo avesse almeno una presenza femminile e l’attribuzione dei posti fosse mirata a mescolare tra loro le persone per favorire l’atmosfera conviviale.

Sistemò Laura e Sofia strategicamente con i clienti primari dello studio. Lo scopo era duplice. Il primo era che senza dubbio erano le donne più concupite dai partecipanti. Il secondo avrebbe consentito loro di allacciare nuove conoscenze utili in futuro.

Paolo venne collocato insieme ad altri invitati brillanti e danarosi, che avrebbero potuto rappresentare per lui potenziali clienti.

Il capo di Matteo, soddisfatto sia della qualità del meeting che dell’atmosfera, che si stava creando nella sala, passò accanto a Matteo. “Hai avuto ottimo fiuto a invitare quelle due ragazze” gli disse con lo sguardo sornione. “Sono carine quanto basta per attirare gli sguardi degli uomini senza fare ingelosire le altre donne, hanno comunicativa e sanno gestirsi con intelligenza e discrezione”.

Paolo non era contento perché aveva pensato di trascorrere la giornata con Laura, mentre aveva scoperto di essere stato usato da Matteo per intrattenere gli invitati.

‘Mi ha fregato come un’allodola con lo specchietto di Laura!’ pensò. masticando amaro e digrignando i denti. ‘Per fortuna ha avuto buon gusto e sensibilità di inserirmi in un gruppetto utile per la mia professione’.

Il pranzo di gala fu servito sulla veranda ristorante da cui si poteva ammirare lo splendido paesaggio sui giardini della Villa e sul lago di Como.

Era pomeriggio inoltrato quando lentamente Villa d’Este si andò svuotando dai convitati, mentre Matteo li salutava a uno a uno, dando loro appuntamento al prossimo anno.

Paolo poté conversare con Laura senza il timore di essere interrotto da qualche inopportuno in cerca di nuove conoscenze.

Ti ho cercato in queste settimane“ disse con tono di rimprovero non troppo mascherato, “ma non mi hai mai risposto. Dove sei stata?”

Laura, stanca ma soddisfatta per le due giornate trascorse a Villa d’Este, gli rispose in modo freddo e distaccato, senza mostrare il minimo interesse verso di lui, ignorando le frecciate.

Paolo avvertì che non era cambiato nulla rispetto alla prima volta. Capì che, se voleva conquistarla, doveva sudare la fatidiche sette camicie o sobbarcarsi le mitiche fatiche di Ercole.

‘Pazienza! O divento Ercole oppure resto Paolo’ si disse, sospirando, e cominciò a parlare con Sofia e Matteo, ignorando di proposito Laura, che ascoltò in silenzio senza partecipare alla conversazione. ‘Ho la gola secca per le chiacchiere’ pensò, ‘un po’ di riposo non guasta’. Si sentiva stanca per la tensione e appagata per le nuove conoscenze.

Sofia, vedendo l’amica silenziosa in disparte, la prese a braccetto. “Ragazzi” disse sorridente, “siamo rimasti solo noi. E’ stato un magnifico week end, allietato da tante piccole e graziose sorprese. Che ne direste di salire in camera e di caricare le valigie sulle macchine per rientrare alla base?”.

Invitò tutti a casa sua, precisando che il frigo era vuoto.

Risero e si ritrovarono da Sofia per chiudere le due giornate di svago per le ragazze e di lavoro per Matteo.

non passava giorno – cap. 11

Sofia invitò Laura la sera successiva. Voleva ascoltare la sua opinione sulla relazione con Matteo, sull’invito a Cernobbio e il resoconto della nuova vita che l’amica aveva iniziato da pochi giorni.

Credi che abbia fatto la scelta appropriata con Matteo?” le chiese con un filo di apprensione. “Il nostro rapporto viaggia sul binario giusto oppure sta andando verso uno morto?”

L’amica raccolse le idee prima di risponderle. ‘Dare dei suggerimenti’ pensò Laura, ‘è difficile e complicato. Si rischia sempre di darli sbagliati’.

Ascoltando le tue parole” disse a Sofia, ‘ho percepito che il tono è quello giusto. Tu sei innamorata di Matteo”. Fatta una breve pausa riprese a parlare. “Che altro aggiungere? Le mie sono le sensazioni percepite, se lui non è un farfallone e non mi ha tratto in inganno. Formate una bella coppia. Ti trovo addolcita rispetto l’ultima volta che ci siamo viste. Più tenera e sognante. L’amore ti fa bene” concluse Laura.

Sul viso di Sofia comparve un sorriso di ringraziamento e di sollievo per le parole pronunciate dall’amica.

Rifletteva, indugiando nel formulare la seconda domanda, perché percepiva di essere cambiata dentro e fuori. Si sentiva più calma, serena e tranquilla adesso che frequentava con assiduità Matteo. Vedeva quello che la circondava con occhi diversi, come se avesse cambiato le lenti negli occhiali, adattandole alla nuova visuale.

Ho una seconda questione da affrontare” fece l’amica, “ma non riesco a trovare le parole adatte. Sono incerta come proporla”.

Non ti preoccupare. Tu esponi con chiarezza il problema. Cercherò la risposta migliore, secondo il mio punto di vista” disse Laura. “Non chiedere di mettermi il mondo sulle spalle, perché non lo farò”.

Sorridente aspettò che l’amica cominciasse a parlare. Sofia iniziò titubante e imbarazzata, perché aveva sempre sbandierato ai quattro venti che inviti a cene o pranzi ufficiali o comunque con molti commensali non li gradiva, non riusciva a digerirli. Adesso si trovava nella scomoda posizione di rinnegare le proprie idee, perché quell’invito la stuzzicava non poco. L’argomento era l’invito di Matteo a Cernobbio.

Matteo,“ esordì incerta nel tono, “mi ha invitata a Cernobbio in occasione del meeting organizzato dal suo studio professionale”.

Fece una breve pausa, riprendendo a esporre la questione con più sicurezza. “Come sai, detesto partecipare a cene e pranzi ufficiali, perché non mi sento a mio agio. Però capisco che è l’occasione giusta per presentarmi in modo ufficiale. Sono incerta se accettare oppure no. Secondo te, come mi devo comportare?”.

Laura rifletté sul quesito, prima di rispondere, soppesando i pro e i contro. “Penso che tu faccia bene ad accettare”.

Secondo lei era l’occasione giusta per capire le reali intenzioni di Matteo, che potevano essere serie oppure era una semplice infatuazione, un innamoramento passeggero.

Sarai nel suo mondo” aggiunse. ”Potrai conoscere le persone, che dovrai frequentare, se la relazione si concretizza”.

Sofia non rispose ma continuò a mangiare in silenzio. Stava ragionando attorno a un’idea, che le era spuntata, mentre ascoltava la risposta di Laura. “Avrò una suite tutta per me” disse. “A parte pranzi e cene avrò nella giornata molto tempo libero. Se Matteo è d’accordo, potresti tenermi compagnia durante quel week end”.

Laura rimase con la posata a mezz’aria e la bocca semiaperta come se fosse diventata di sasso, perché non si aspettava minimamente una proposta del genere.

Hai perso la parola? “ chiese allegra Sofia.

No” rispose Laura basita, “ci riesco ancora, nonostante la sorpresa della proposta. Una splendida occasione per due giorni da sogno a Villa d’Este”.

Matteo stava progettando un fine settimana ricco di sorprese per tutti.

Nei giorni successivi al primo incontro con Laura Paolo aveva provato inutilmente a contattarla. Lei l’aveva attratto fin dal primo istante ma visto gli esiti dei contatti decise che era superfluo correrle dietro. ‘Sprecherei il mio tempo’ si disse. ‘Ho un grosso progetto di recupero edilizio da seguire. Non posso permettermi delle distrazioni. Specialmente con una donna che si dimostra refrattaria alle mie avance’.

Immerso nel lavoro si dimenticò di Laura, finché una sera di ottobre non arrivò una chiamata da Matteo.

Ciao,“ esordì allegro, “stai bene? E’ da tempo che non ci sentiamo. Impegnatissimo col tuo lavoro?”

Veramente sei tu che sei sparito dalla circolazione!” rispose Paolo. “Qualche uccellino mi ha sussurrato che sei finito in gabbia. E’ una gabbia dorata ma è pur sempre una gabbia”.

Ah! Ah! Quante malelingue ci sono!“ replicò ridendo Matteo. Secondo lui erano solo degli invidiosi perché aveva trovato un bel passerotto da coccolare. “Hai impegni stasera? Vorrei parlarti di un progetto per un fine settimana, che comprende anche Laura. Ti ricordi quella coi capelli rossi?”

Certo“ disse Paolo. “E chi riesce a dimenticarla! Si dà il caso che l’abbia messa tra le partite perse e non ho molte intenzioni di ripescarla di là”.

Lui non era riuscito a capire l’atteggiamento della ragazza e le motivazioni che l’avevano spinta a comportarsi così. Lei si era mostrata gentile e cortese ma distaccata e formale, come se avesse voluto deliberatamente tenerlo lontano. Non aveva legami sentimentali, a quanto gli risultava, perché si era informato su di lei con discrezione. Tuttavia si era negata in modo vistoso. Più di una volta si domandò se nell’unico incontro avuto avesse tenuto un comportamento da giustificare l’indifferenza di Laura. L’incontro con l’amico rappresentava l’occasione per chiarire i motivi per i quali il rapporto non era mai decollato.

Per stasera ho già un impegno” gli disse. “Domani sono libero. Non contare su di me per i tuoi week end sentimentali! Specialmente se è coinvolta Laura. Non si è mai degnata di rispondere alle mie telefonate”.

L’amico rimase stupito, perché era la prima volta che sentiva delle difficoltà di Paolo a mettersi in contatto con Laura.

Vedrò di raccogliere delle informazioni su di lei” disse Matteo. “A domani sera alle dieci alla Caffetteria del Corso”.

Matteo pensò a come affrontare il problema. Stabilì che non era il momento adatto per sviluppare una strategia, perché doveva concentrarsi sulle pratiche, che affollavano il tavolo. Comprese che Sofia sarebbe stata in grado di dargli tutte le risposte sulla freddezza di Laura. Lo fece all’ora di cena, perché lei non voleva essere disturbata da messaggi privati durante l’orario di lavoro. Aveva stabilito di mantenere separati i due mondi, quello professionale e quello privato.

Con abilità e delicatezza riuscì a ottenere da Sofia le informazioni che chiarivano i motivi dell’atteggiamento di Laura. Dalla relazione con Marco all’addio traumatico fino alla sera in cui si erano conosciuti.

La sera successiva i due amici, seduti a un tavolo, parlarono di quanto era riuscito a ottenere da Sofia. Il quadro era abbastanza preciso nelle linee generali. Tuttavia gli mancavano dei dettagli per sbloccare la situazione di stallo in cui erano caduti i rapporti tra lei e Paolo. Aggiunse che secondo Sofia l’ex era ritornato a Ferrara, dove abitava prima dell’università senza conoscerne i motivi.

É stato un duro colpo per Laura” disse Matteo. “Ancora oggi non ne è uscita completamente. Quella rottura la tormenta ancora”.

Ecco il motivo di tanta freddezza!” esclamò Paolo “L’amica pensa che possa esserci qualche speranza?”

Matteo scosse la testa. “Non lo so. La sera, nella quale le abbiamo conosciute, era la prima volta che usciva dopo l’addio. Secondo me era ancora sotto choc”.

Ho capito tutto. Non risolve il problema. Lo rende solo più chiaro” affermò con amarezza Paolo.

Ho una proposta” disse Matteo cambiando bruscamente argomento. “Un fine settimana in nostra compagnia e di Laura”

Non ci penso minimamente” replicò piccato Paolo. “Basta e avanza quella sera!”

Capisco” fece Matteo in ansia. “Potresti partecipare al pranzo di gala di chiusura”.

Osservò attentamente Paolo, prima di avanzare l’ultima proposta. “Posso mandarti l’invito?”

Mandamelo. Ma ci devo pensare” replicò Paolo. “Possiamo parlare di altri argomenti meno spinosi senza tornare su Laura, l’oggetto dei miei desideri, su week end pasticciati o su altre questioni amorose?”.

Matteo trasse un profondo respiro, perché Paolo non aveva chiuso le porte alle sue proposte. Forse tra qualche giorno avrebbe cambiato idea, accettando l’invito.

Chiuso l’argomento Laura, chiacchierarono sui loro progetti professionali, sullo sport e su altri argomenti.