Non passava giorno – cap.36

Le linee parallele si incrociano
Le linee parallele si incrociano

Agnese aveva fantasie erotiche sempre più intense che le impedivano di riprendere sonno.

Devo calmarmi” disse ad alta voce per esorcizzare la fantasia. “Devi calmarti! Respira lentamente per rallentare i battiti del cuore”.

Lei non conosceva Marco e non poteva essersi innamorata di una persona di cui ignorava tutto, compreso il cognome. L’aveva visto un’unica volta. ‘Le mie sono solo fantasie, perché mi sento sola’ si disse Agnese in preda all’ansia. ‘Perché mi manca un compagno disposto ad ascoltarmi’. In particolare avvertiva la mancanza della passione del sesso, della gioia di sentire il calore di un uomo, di trasmettere le emozioni e le sensazioni che provava. Stava fantasticando e idealizzando una persona, che era più un fantasma che reale. Agnese tacque e aspettò una risposta che non poteva venire.

Le lacrime sgorgarono copiose e liberatorie, inumidendo il cuscino e le lenzuola. Il singhiozzo fu strozzato dal pensiero di ascoltare: ‘Agnese, mi dispiace d’averti illuso ma Angela ha riconquistato il mio cuore’. Pianse a lungo aspettando il sorgere del nuovo giorno. Si addormentò invece, sognando di essere in una casa sconosciuta, in un letto accogliente.

Paolo inquieto non riuscì a trasformare la notte in un sonno ristoratore. ‘È meglio che mi alzi’ si disse, accendendo la luce. “Stare nel letto è uno strazio”.

Nel corso della giornata precedente aveva incontrato una sfida alla struttura della sua vita quotidiana e domestica, alle relazioni intime, ai contatti quotidiani con gli altri. Aveva accumulato tensioni, che lo spingevano ad agire in modi che non comprendeva e che non riteneva propri. Sveglio si sentiva come se lo avessero bastonato a lungo e violentemente. Si aggirava per casa, sperando di sfogare l’ansia interna che non dava requie.

Accese il portatile quasi meccanicamente, perché la sua mente era ossessionata da Laura. Osservò in maniera opaca il monitor, che si illuminava. Il sistema lavorò freneticamente per caricare programmi, disporre le icone colorate sullo sfondo ed eseguire aggiornamenti. Poi l’attività scemò man mano che ogni tassello andava al suo posto. Alla fine tutto era tornato tranquillo. In misura analoga l’agitazione interna, l’ansia che lo aveva afferrato si andò placando per lasciare il posto alla razionalità che vantava di possedere. ‘È probabile che la sensazione di angoscia provata nasca da situazioni, che ho dato per scontato oppure dalle persone che ho sottovalutato‘ pensò Paolo. ‘Quindi devo trovare il rimedio ai problemi, che scaturiscono da queste false impressioni, e devo prestare maggiore attenzione ai passi falsi, che commetto in quei frangenti‘.

Lesse le ultime news da Repubblica.it. ‘Le solite liti nel governo, l’opposizione che urla solo per fare chiasso’ commentò silenziosamente. ‘Che tristezza! I delitti restano impuniti e manco per sbaglio si trova un colpevole! Vediamo se c’è qualche notizia più interessante e meno angosciante. Suocere, clown e colori tutte le fobie del mondo. Sembra che un sito inglese riesca a guarire tutti dalle fobie più strane senza medicine! Sarà vero?’ Mentre scettico scorreva l’articolo, mentalmente registrò il link per leggerlo successivamente con calma. Notò un altro articolo curioso nel quale si prometteva di svelare l’albero genealogico di chiunque dal DNA. Passò sul sito del Corriere e quello della CNN, dove pure lì le notizie scarseggiavano. Tutti dormivano tranne lui.

Aprì la cartella della posta ricevuta, perché Thunderbird ne aveva segnalato l’arrivo. La casella ne conteneva una dozzina. Separò mentalmente in due gruppi le mail. Esaminò il primo gruppo, quello più numeroso e meno importante. Erano sette. Mise nel cestino quei pochi messaggi sfuggiti al controllo dello spam oppure ritenuti non meritevoli di essere letti. ‘Ne sono rimasti un paio’ si disse. ‘Sono inviti a seminari inutili’. Li cestinò anche loro.

Consultò il secondo gruppo, stimato importante. ‘Scrive il dottor Mario. Cosa vuole?’ si chiese. ‘Dobbiamo vederci domani! Anche l’ingegner Ribeiro, che collabora nella ristrutturazione del palazzo in via Brera. Uffa! Cosa c’era di tanto urgente da scrivere? Mah, dopo le leggo. Toh! Mi scrive dopo un lungo silenzio il Sig. Beneditto, qualche altro lavoro in vista?’ Avrebbe letto gli ultimi due con calma. I mittenti gli erano sconosciuti.

Matteo e Sofia si preparavano per la notte tra un bacio e una carezza sempre più ardente. ‘Altro che raffreddarsi, è scatenata sempre di più!’ pensò Matteo stupito. ‘Cosa deve nascondere oppure farsi perdonare?’

Le performance sessuali di Sofia in passato non erano mai andate oltre la normalità di un bacio casto e qualche carezza un po’ più audace. Matteo era arrivato alla conclusione che fosse frigida, algida e asessuata. Adesso Sofia era scatenata, un vulcano pronto a esplodere come il Mount St. Helens nella catastrofica eruzione del 18 maggio 1980. Matteo aveva cambiato opinione. ‘Altro che pezzo di ghiaccio’ pensò sotto le carezze focose di Sofia. ‘Ghiaccio bollente! E chissà come sarà tra poco sotto le lenzuola’. Tornò con la mente a pochi minuti prima, quando l’aveva eccitato a tal punto che per poco non era diventato una fontana zampillante. L’eros non era scemato neppure nel bagno, mentre si preparavano per la notte. Si era trattenuto a stento dal metterla sul cristallo del lavabo e fare all’amore in quella posizione scomoda.

Mentre Matteo, sempre più infoiato, stentava a controllare le sue azioni, Sofia sentiva dentro un calore mai avvertito prima. Percepiva che la serata da Laura aveva scatenato un tempesta di ormoni che non riusciva a gestire.

Non riusciva a trattenere labbra, mani e corpo. I sensi la travolsero, mentre pensava che, se l’avesse messa sul cristallo, avrebbe goduto da impazzire.

Vieni” sussurrò Matteo “Staremo più comodi nel letto”.

I loro corpi erano sempre uniti, come le labbra e le mani. Ogni passo era una sosta, un piacere, un sospiro.

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