Un viaggio, un incubo – tredicesima puntata

Eccoci col tredicesimo appuntamento con Simona a New York. Per chi volesse leggere le puntate precedenti le trova qui.

da Pixabay credits AdinaVoicu

Simona è in preda al terrore, mentre si avvicina silenziosa alla porta, stringendo con forza il telefono.

La paura la sta paralizzando, mentre la determinazione e lo spirito battagliero sembra essere svanito all’improvviso.

Sente armeggiare con discrezione ma con energia sulla serratura, mentre osserva la sedia oscillare con decisione.

Trattiene il fiato, ma ascolta il respiro convulso che proviene dall’esterno, mentre rimane indecisa se chiamare la reception per richiedere aiuto.

Il dito è appoggiato sul tasto verde della chiamata, ma la mente non vuole comandare la pressione.

“L’incubo si sta materializzando” riflette in un momento di lucidità “Però non riesco a decidermi. Chiamo o non chiamo? E se questi rumori sono frutto della mia fantasia a causa del brutto sogno precedente? Che figura ci faccio?”

Eppure solo mezz’ora prima non aveva queste indecisioni, ma si mostrava sicura di sé. Adesso è irresoluta, indecisa, ma soprattutto è il terrore che fa da padrone. Assiste impotente ai tentativi di aprire la porta mentre la mente fatica a trattenere i pensieri. Se vedrà sbucare Mark come un fantasma che attraversa i muri, è consapevole che non riuscirà a opporsi, rimarrà inerte a meno che uno choc non la risvegli dal torpore psichico nel quale si sente avvolta.

Sta immobile a un metro da quel fragile simulacro che la divide da lui e non reagisce al pensiero che, se riesce a entrare, lei sarà in balia di Mark senza nessuna barriera difensiva a protezione.

Torna indietro nel tempo, quando aveva solo venticinque anni e stava con Roberto. Non comprende il motivo per il quale lei associa sempre Mark a quel vecchio amore, naufragato tra gli scogli dell’indifferenza e della trasgressione.

Sta collegando questi momenti d’indecisione all’episodio avvenuto molti anni prima. Sono ricordi lucidi e precisi, che riaffiorano in questi istanti drammatici.

Roberto aveva proposto una serata trasgressiva in un locale a luci rosse per fare qualcosa di diverso dalla solita routine. L’aperitivo con gli amici, quattro salti al disco pub, la corsa nella notte per tornare a casa.

In passato si era sempre rifiutata di parteciparvi, resistendo alle lusinghe di un’esperienza eccitante secondo lui ma deprimente per lei. Era decisa a dire di no, perché il pensiero di fare sesso con uno sconosciuto o sotto gli occhi di estranei non riusciva a concepirlo. Ne aveva sentito parlare nelle lunghe serate invernali come un momento di eccitazione e di forte trasgressione, che terminava sempre con una ammucchiata di gruppo. In quel periodo il rapporto con Roberto era in crisi e sperava di ricucirlo accondiscendendo alla richiesta di una serata speciale. Così si era ritrovata coinvolta in giochi erotici di coppia senza che lei se ne rendesse conto. Con loro c’erano altre due coppie di perfetti sconosciuti, che secondo lui erano suoi amici. Per lei erano persone raccolte casualmente per strada. Per ravvivare la serata aveva portato diverse canne e un po’ di coca. Simona dopo qualche tiro di fumo aveva trovato la forza di dire di no alla coca.

Ripensandoci è contenta di essersi rifiutata quella volta e le volte successive. “Non ho mai voluto iniziare con la droga per finire come lui: un tossico che sta consumando gli ultimi spiccioli della sua vita”.

Davanti ai suoi occhi continuano a passare le immagini di quella serata che ricorderà per tutta la vita.

Alla fine della serata si sono ritrovati in un privè su un enorme letto: un’ammucchiata di sballati tra alcol e droghe a fare sesso secondo le regole degli scambisti.

Quanto a lei sono toccati due uomini dei quali non ricorda il nome, ma nemmeno ha memorizzato i volti. La sua partecipazione è stata più fisica che mentale senza provare nessun piacere. Non ha osato guardare il proprio corpo dopo aver fatto sesso. Lei ha provato un senso di disgusto, di sporcizia interna senza trovare la forza psichica di ribellarsi. Per auto punizione ha accettato senza protestare le attenzioni simultanee di due coppie, mentre Roberto si faceva l’ennesima canna assistendo sorridente alle loro prestazioni sessuali.

Adesso prova fastidio, ricordando quel lontano episodio. Il suo corpo è stato per ore in balia di mani, di lingue, di sessi di persone sconosciute, finché non è scoccata improvvisa la scintilla di reagire a quelle depravazioni. Di scatto ha allontanato tutti, si è rivestita e senza salutare ha preso un taxi per tornare a casa.

Per diversi giorni ha rifiutato ogni contatto con Roberto. Non ha osato porsi davanti allo specchio o toccare il proprio corpo, perché percepiva le sensazioni sgradevoli di quelle persone che lo hanno maneggiato come un oggetto di lussuria.

Come allora una scintilla è scaturita dalla mente, innescando la sua reazione, così in questo frangente si riscuote dall’apatia nella quale è caduta.

Osserva la porta, ascolta i rumori. Adesso sono mutati. Sente dei passi che si allontanano in fretta, delle voci concitate che si rincorrono e un bussare discreto.

«Miss Ferrari, tutto bene? Siamo della security e vogliamo accertarci che non abbia subito molestie» dice una voce sconosciuta dietro la porta. «Siamo spiacenti per l’episodio, ma vogliamo assicurarti che non si verificherà più in futuro. Mi senti?»

Simona uscita dal torpore che l’aveva avvolta risponde di sì, mentre con cautela apre la porta per inquadrare il suo salvatore.

Si trova dinnanzi un giovane, che la saluta e le augura la buona notte.

Richiude con dolcezza quella fragile protezione e si allontana in silenzio sempre col telefono impugnato a mo’ di arma inoffensiva.

«Ancora una volta mi è andata bene» sussurra con la voce incrinata dalla paura. «Fino a quando la buona sorte mi proteggerà? Perché ho questi momenti di apatia? Perché non riesco a reagire alle minacce al momento opportuno?»

Queste domande affollano la testa di Simona, mentre scoppia in un singhiozzo convulso e isterico come sfogo dello stress patito.

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