Archivio mensile:maggio 2016

Non passava giorno – Cap. 38

Le linee parallele si incrociano
Le linee parallele si incrociano

Marco si era addormentato con respiro regolare e cadenzato, mentre Laura percepiva il calore del suo corpo appoggiandosi su di lui.

Il sonno tardava per Laura, anzi proprio non ne voleva sapere. La sua mente era proiettata su quello che era successo nella giornata. Non le sembrava vero che Marco fosse accanto a lei. Si diede un pizzicotto su una guancia per capire se fosse un sogno o realtà. Allungò la mano, percependo il corpo di Marco. ‘No!’ si disse sorridendo nel buio della stanza. ‘Non è un sogno’.

La mente era leggera, come quella lanugine bianca che a marzo vola fastidiosa, sospinta dal vento. Marco era accanto a lei, che finalmente era riuscita a confidare quel malessere che da oltre nove anni portava dentro di sé. Le pareva di essere come una puerpera che, sgravatasi del piccolo che portava in grembo, si riappropriava del proprio corpo dopo che per lunghi nove mesi era rimasto prigioniero di un’indesiderata maternità.

È stato il destino’ si disse Laura, che al buio intravvedeva le forme di Marco che dormiva sereno, ‘che mi ha fatto trovare quella istantanea col vestito rosso. Se non l’avessi trovata, ora non sarebbe qui’.

Pensò allo scritto, che definiva fiaba, ambientata in una località, dove un anno prima erano stati anche loro. Un’altra prova del destino farle trovare quei fogli ingialliti, si chiese Laura con gli occhi spalancati, mentre si sforzava di ricordare i particolari di quella gita.

Quasi subito la sensazione di gioia si trasformò in un velo di malinconia, che le offuscò lo sguardo.

Si, ha ragione Marco’ pensò Laura con tristezza, perché aveva compreso che non ci sarebbe speranza di trattenerlo presso di sé. “Non so quale reazione avrei, abitando a Ferrara’.

Aveva trascorso tutta la sua vita a Milano. Qui c’era la sua famiglia, le sue amicizie. Un mondo, che le era famigliare con i suoi lati positivi e negativi, fin da quando aveva aperto gli occhi. Aveva trovato un lavoro che le piaceva e le dava soddisfazione professionale. Ogni giorno c’era la possibilità di conoscere e frequentare nuove persone, d’incontri stimolanti. ‘A Ferrara c’è l’ignoto, a parte Marco’ rifletté Laura spaventata da questa prospettiva. ‘Mentalità e usanze diverse. Dovrei cominciare da capo. Non mi sento pronta’.

L’incertezza di affrontare un ambiente del tutto sconosciuto le impediva di pensare a qualcosa di differente da quello nel quale viveva il quotidiano. ‘Non so, se riuscirei ad adattarmi’ si disse Laura, accostandosi al corpo di Marco. ‘Sarei felice?’ Il dubbio era più forte della certezza.

Non aveva lo spirito dell’avventura, di provare il passo insieme a Marco. ‘Ma ha un senso?’ si disse. ‘Oppure sarà un rischio più doloroso e dirompente dell’addio che si consumerà tra poche ore?’

Laura aveva percepito negli ultimi momenti della loro relazione, che Marco si dimostrava insofferente alla frenesia di Milano. Non era riuscita cogliere quel malessere, senza dare la giusta importanza, anche se Marco si stava ripiegando silenziosamente su se stesso. Aveva pensato alla tensione per l’imminente dottorato e non a una crisi d’identità. Solo adesso aveva compreso, quanto fosse stata cieca in tutto quel periodo. Però erano stati sufficienti quegli otto mesi di lontananza per rigenerarlo nel fisico e nello spirito. ‘Posso chiedergli’ pensò con gli occhi umidi di pianto, ‘di lasciarsi consumare dalla malinconia dei ricordi?’ Marco era rimasto sempre lo stesso. Non aveva perso quel intuito acuto e perspicace, pronto a cogliere le sfumature psicologiche di chi lo circonda. Anzi le sembrava che la lontananza avesse acuito queste doti.

Una lacrima scivolò leggera sul petto di Marco, che, svegliatosi, intuì le sensazioni di Laura. Era incapace di trovare una soluzione al problema.

La strinse, mentre la mano le scompigliava i capelli. ‘Sono un egoista, che pensa per sé’ rifletté Marco amaramente. Comprese che avrebbe sacrificato l’amore che provava pur di soddisfare il desiderio di vivere nel suo ambiente.

Il dubbio stava facendo capolino nei suoi pensieri ma lo scacciò immediatamente.

C’è un secondo argomento di cui parlare” disse Marco. “È il momento giusto?”

Non passava giorno – cap. 37

Copertina del  mio libro
Copertina del mio libro

Laura e Marco con la luce accesa stavano vicini nel letto, mentre le loro mani scivolavano leggere sulla pelle. Parlavano sottovoce, quasi timorosi che qualcuno potesse ghermire i loro pensieri, i loro sussurri.

La paura di bloccarsi dopo i progressi del pomeriggio la teneva in ansia. La vista di Marco arrapato su Sofia aveva suscitato in Laura una reazione violenta, temendo di perderlo una seconda volta. Si domandò se era normale reagire in modo sproporzionato alla reale natura del pericolo. Si spaventò di non essere in grado di governare le paure più nascoste, mentre comprendeva che stava superando quella barriera psicologica che le false percezioni dei suoi sensi l’avevano bloccata.

Adesso Laura dava ascolto al fisico e lo assecondava, sentiva il respiro regolare e rassicurante di Marco. Percepiva che stava autorizzando il proprio corpo a essere offerto in dono senza il disagio che l’aveva tenuta in ansia fino a qualche ora prima.

Osservava il suo ventre oscillare lieve e costante con un brivido di piacere. Comprendeva che finalmente con l’aiuto di Marco stava andando oltre le sue fobie. Le sembrò di essere una farfalla, che uscita dalla pupa cresce succhiando il nettare del fiore per volare libera nel campo di erba medica. Sentiva le sue mani che esploravano il corpo con pudore gentile senza provare fastidio.

Per fare all’amore c’era tempo senza fretta: un frutto da cogliere maturo sulla pianta e gustarlo con piacevole lentezza. Capì che poteva rubare qualche attimo al piacere per parlare di lei, di loro e di quello che era successo durante la giornata. ‘Proverò un vuoto non colmabile da un altro uomo’ si disse Laura con l’occhio lucido, ‘quando partirà definitivamente’.

Aveva sognato e sperato in questi otto mesi che Marco ritornasse da lei per sempre ma non era questa la realtà desiderata. Aveva compreso che non sarebbe stato così. Tralasciò le malinconie, perché avrebbe avuto tempo per piangere, e decise di aprire la propria anima a Marco per l’ultima volta.

Marco” esordì Laura, “ti desidero come oggi pomeriggio e forse ancora di più ma prima voglio parlare con te delle mie paure”.

Laura parlò delle sue fobie sessuali, che l’avevano frenata, perché, come lui aveva già capito, il rapporto col suo corpo non era normale. Avvertiva malessere al solo pensiero che qualcuno la vedesse nuda, percepiva fastidio se la sua mano sfiorava il seno e avrebbe potuto continuare a lungo nell’elenco delle sensazioni sgradevoli che provava nei contatti col suo corpo.

Non aveva mai trovato il coraggio a confidare con qualcuno le sue paure, le sue angosce e la sua incapacità di essere donna, di donare il proprio corpo a uomo e soprattutto di ricevere piacere.

Vorrei capire per superare il blocco, che mi impedisce di avere un rapporto sereno col sesso” disse Laura, stringendosi a lui. “Tu sei l’unico con il quale l’ho fatto”.

Laura rimase in attesa delle risposte di Marco, staccandosi da lui.

Ti sei bloccata. Perché?” le chiese. “Posso parlare anche sentendo il calore del tuo corpo, le tue labbra sulla pelle, le tue mani che mi accarezzano”.

L’invitò a rilassarsi, perché potevano parlare senza interrompere le carezze d’amore, mentre la baciava sul collo, dietro l’orecchio, sulla bocca. L’effetto di queste parole sbloccò Laura, che si accoccolò sul corpo di Marco. Lui percepì che Laura si era tranquillizzata.

Senza smettere di accarezzarla e di baciarla, le ricordò come dormisse serena accanto a lui i primi tempi della loro relazione. Marco aveva notato questo blocco psicologico e aveva atteso con pazienza, senza forzare i tempi in un’inutile violenza, finché Laura non si era sentita pronta.

Ho usato” proseguì Marco, “discrezione perché volevo evitare ansie immotivate, bloccando il lento approccio al primo rapporto completo”.

Laura gli aveva confidato di non essere più vergine quando alla fine decise di fare all’amore con lui. Marco si era comportato come se fosse vero.

Posso dirti che in realtà lo eri ancora” le disse Marco, guardandola negli occhi. “Sono stato io a deflorarti, quando abbiamo avuto il primo amplesso. Ti ho sempre lasciato credere il contrario”.

Marco le spiegò che i suoi problemi sarebbero sorti, perché quel rapporto, avuto da ragazza, l’aveva traumatizzata. Se si associavano divieti e proibizioni, inculcati da bambina per la rigida educazione sessuale ricevuta, Laura aveva innalzato una barriera psicologica tra lei e il suo corpo. Questo l’aveva bloccata nel fare sesso con serenità e consapevolezza, prima che fosse stato lecito secondo quelle regole. Ovvero da sposata.

Proibizioni e timori di peccare mortalmente’ fece Marco, mentre con la mano giocava col capezzolo di Laura, “ti hanno fatto sentire sporca. È il retaggio di una cultura non più avvertita e percepita, come peccato. Concetti morali, che hanno creato in te resistenza nella ricerca e nella costruzione dell’atto sessuale come piacere da assaporare e da gestire”.

Marco le disse che non aveva mai protestato, quando pretendeva di spogliarsi sotto le lenzuola al buio. Aveva accettato di buon grado, quando al termine dovevano subito lavarsi e rivestirsi, perché gli odori le provocavano un senso di disagio. Marco l’ha amata allora come adesso, evitando azioni forzose e violenti contro il suo volere.

Riflettiamo su quel famoso rapporto. Cosa non è andato per il verso giusto?” le chiese bruscamente, affrontando direttamente il problema, poiché Laura era reticente nell’aprire l’armadio dei ricordi.

Laura rimase in silenzio, bloccandosi. L’aveva rimosso dalla mente.

Visto che non ne vuoi parlare” concluse Marco, “non parliamone”.

Cominciò a baciarla sulla bocca, che rimase rigida e chiusa. Marco insistette con pazienza, finché le labbra non si dischiusero e la lingua penetrò nella cavità. Il corpo di Laura divenne flessuoso e morbido alla ricerca del contatto.

Dopo qualche minuto, quando i mugolii divennero più forti, Laura staccò le labbra da quelle di Marco e bisbigliò nell’orecchio. “Hai ragione. E’ venuto il tempo che ne parli apertamente. Devi sapere …”

Era giovane e inesperta in quel periodo. Si era lasciata cullare e affascinare da quel uomo. Era un fascino malsano, incerto, che ai suoi occhi rappresentavano il simbolo dell’emancipazione. Si sentiva brutta e insicura, mentre lui sembrava un dio, pronto a donare qualcosa, che invece le rubava. Il corpo abbronzato e muscoloso, l’aria dell’uomo vissuto e sicuro di sé erano forme più appariscenti che concrete. Laura vedeva in lui un messaggio errato, che trasmetteva erroneamente alla sua mente. Alla fine raccontò la vergogna, provata con quel primo rapporto, finito con un grottesco tentativo di penetrazione.

Hai sempre ragione. Intuisci subito cosa non va nelle persone” disse Laura. “Da allora mi sono vergognata a guardarmi allo specchio, a toccarmi o solo sfiorarmi. Ho rimosso tutto per non ricordare”.

Come ti senti in questo momento?” chiese Marco, mentre la stringeva forte a sé. “Parlare o ricordare episodi spiacevoli non è mai semplice ma ci sei riuscita!”

Laura sentiva il calore del corpo di Marco, che le donava sicurezza.

Non so con sincerità cosa mi avesse colpita” affermò Laura. “Penso che fosse il primo uomo che mi guardava come donna e manifestava il desiderio di fare l’amore. Ma in effetti ero io che cullavo questa fantasia e la trasferivo in lui. Quello che mi ha fatto più male è stato l’essere trattata come oggetto da manipolare per soddisfare il proprio ego”.

Laura ammise di essere stata incapace di reagire, chiudendo dopo il primo incontro. Aveva sperato che quello successivo sarebbe stato migliore e più stimolante, per soddisfare le attese sognate. Tuttavia provò sempre più vergogna di sé, finché un sussulto di dignità le fece dire “Basta!”.

Il trauma era stato talmente forte che da quel momento fare sesso sarebbe stato un’azione disdicevole e sporca. Aveva creduto in una punizione divina, perché aveva desiderato un uomo, perché voleva andare a letto con lui.

Per contrappasso doveva punire il corpo, la mente per questa trasgressione agli insegnamenti che i genitori le avevano impartito fin da piccola. La mente non doveva più concedere l’autorizzazione a sentire il piacere nel toccarsi, nel toccare il corpo di un altro.

La ricerca del sesso la stava facendo sprofondare nella depressione, quindi per reazione negava a se stessa la sessualità e tutto quello che ruotava intorno a essa. Marco, che aveva avvertito il suo conflitto interiore, non le aveva mai forzato un rapporto, senza che Laura non l’avesse desiderato. Doveva comprendere che fare del buon sesso poteva essere una pratica gradevole.

Dopo la confessione, sofferta all’inizio e poi diventata sciolta e libera, Laura avvertì un senso di liberazione. Aveva trovato la via per rimuovere il conflitto tra ciò che la mente riteneva illecito e quello che reclamava il corpo.

La tua pazienza è stato un toccasana per me, per farmi uscire dal tunnel buio della depressione” disse Laura, che trasse un forte sospiro.

Allontanò le lenzuola e, inginocchiatasi, guardò Marco nudo, mentre lui la osservava.

Abbiamo parlato troppo! I sensi reclamano i nostri corpi!” disse Laura, mentre accarezzava il suo sesso. “Ti guardo e mi guardi. Provo piacere nel toccarmi, nel toccarti”

Marco disteso sul letto la guardò con passione.

Mi fai girare la testa e…”. Allungò le braccia e la trasse a sé. “Ora basta con le chiacchiere!”

Sofia e Matteo divennero un unico corpo, groviglio di braccia e di gambe, mentre davano sfogo alla loro passione.

Erano sdraiati nel letto sotto le coperte, quando Sofia avvicinatosi a Matteo disse: “Vorrei parlarti, c’è qualcosa che ho provato stasera da Laura…”.

Lui rise, mettendo un dito sulle labbra. “Non rovinare questa atmosfera. C’è tempo per parlare. Abbiamo la notte e la mattina…”.

Non posso” disse Sofia, “ho un appuntamento alle undici. Non lo posso rimandare”.

Telefona e rimandalo. Anch’io farò la stessa cosa” rispose.

Sofia borbottò qualcosa e si rifugiò tra le braccia di Matteo come una nave, sorpresa dalla tempesta, entrava nell’approdo sicuro.

Non passava giorno – cap.36

Le linee parallele si incrociano
Le linee parallele si incrociano

Agnese aveva fantasie erotiche sempre più intense che le impedivano di riprendere sonno.

Devo calmarmi” disse ad alta voce per esorcizzare la fantasia. “Devi calmarti! Respira lentamente per rallentare i battiti del cuore”.

Lei non conosceva Marco e non poteva essersi innamorata di una persona di cui ignorava tutto, compreso il cognome. L’aveva visto un’unica volta. ‘Le mie sono solo fantasie, perché mi sento sola’ si disse Agnese in preda all’ansia. ‘Perché mi manca un compagno disposto ad ascoltarmi’. In particolare avvertiva la mancanza della passione del sesso, della gioia di sentire il calore di un uomo, di trasmettere le emozioni e le sensazioni che provava. Stava fantasticando e idealizzando una persona, che era più un fantasma che reale. Agnese tacque e aspettò una risposta che non poteva venire.

Le lacrime sgorgarono copiose e liberatorie, inumidendo il cuscino e le lenzuola. Il singhiozzo fu strozzato dal pensiero di ascoltare: ‘Agnese, mi dispiace d’averti illuso ma Angela ha riconquistato il mio cuore’. Pianse a lungo aspettando il sorgere del nuovo giorno. Si addormentò invece, sognando di essere in una casa sconosciuta, in un letto accogliente.

Paolo inquieto non riuscì a trasformare la notte in un sonno ristoratore. ‘È meglio che mi alzi’ si disse, accendendo la luce. “Stare nel letto è uno strazio”.

Nel corso della giornata precedente aveva incontrato una sfida alla struttura della sua vita quotidiana e domestica, alle relazioni intime, ai contatti quotidiani con gli altri. Aveva accumulato tensioni, che lo spingevano ad agire in modi che non comprendeva e che non riteneva propri. Sveglio si sentiva come se lo avessero bastonato a lungo e violentemente. Si aggirava per casa, sperando di sfogare l’ansia interna che non dava requie.

Accese il portatile quasi meccanicamente, perché la sua mente era ossessionata da Laura. Osservò in maniera opaca il monitor, che si illuminava. Il sistema lavorò freneticamente per caricare programmi, disporre le icone colorate sullo sfondo ed eseguire aggiornamenti. Poi l’attività scemò man mano che ogni tassello andava al suo posto. Alla fine tutto era tornato tranquillo. In misura analoga l’agitazione interna, l’ansia che lo aveva afferrato si andò placando per lasciare il posto alla razionalità che vantava di possedere. ‘È probabile che la sensazione di angoscia provata nasca da situazioni, che ho dato per scontato oppure dalle persone che ho sottovalutato‘ pensò Paolo. ‘Quindi devo trovare il rimedio ai problemi, che scaturiscono da queste false impressioni, e devo prestare maggiore attenzione ai passi falsi, che commetto in quei frangenti‘.

Lesse le ultime news da Repubblica.it. ‘Le solite liti nel governo, l’opposizione che urla solo per fare chiasso’ commentò silenziosamente. ‘Che tristezza! I delitti restano impuniti e manco per sbaglio si trova un colpevole! Vediamo se c’è qualche notizia più interessante e meno angosciante. Suocere, clown e colori tutte le fobie del mondo. Sembra che un sito inglese riesca a guarire tutti dalle fobie più strane senza medicine! Sarà vero?’ Mentre scettico scorreva l’articolo, mentalmente registrò il link per leggerlo successivamente con calma. Notò un altro articolo curioso nel quale si prometteva di svelare l’albero genealogico di chiunque dal DNA. Passò sul sito del Corriere e quello della CNN, dove pure lì le notizie scarseggiavano. Tutti dormivano tranne lui.

Aprì la cartella della posta ricevuta, perché Thunderbird ne aveva segnalato l’arrivo. La casella ne conteneva una dozzina. Separò mentalmente in due gruppi le mail. Esaminò il primo gruppo, quello più numeroso e meno importante. Erano sette. Mise nel cestino quei pochi messaggi sfuggiti al controllo dello spam oppure ritenuti non meritevoli di essere letti. ‘Ne sono rimasti un paio’ si disse. ‘Sono inviti a seminari inutili’. Li cestinò anche loro.

Consultò il secondo gruppo, stimato importante. ‘Scrive il dottor Mario. Cosa vuole?’ si chiese. ‘Dobbiamo vederci domani! Anche l’ingegner Ribeiro, che collabora nella ristrutturazione del palazzo in via Brera. Uffa! Cosa c’era di tanto urgente da scrivere? Mah, dopo le leggo. Toh! Mi scrive dopo un lungo silenzio il Sig. Beneditto, qualche altro lavoro in vista?’ Avrebbe letto gli ultimi due con calma. I mittenti gli erano sconosciuti.

Matteo e Sofia si preparavano per la notte tra un bacio e una carezza sempre più ardente. ‘Altro che raffreddarsi, è scatenata sempre di più!’ pensò Matteo stupito. ‘Cosa deve nascondere oppure farsi perdonare?’

Le performance sessuali di Sofia in passato non erano mai andate oltre la normalità di un bacio casto e qualche carezza un po’ più audace. Matteo era arrivato alla conclusione che fosse frigida, algida e asessuata. Adesso Sofia era scatenata, un vulcano pronto a esplodere come il Mount St. Helens nella catastrofica eruzione del 18 maggio 1980. Matteo aveva cambiato opinione. ‘Altro che pezzo di ghiaccio’ pensò sotto le carezze focose di Sofia. ‘Ghiaccio bollente! E chissà come sarà tra poco sotto le lenzuola’. Tornò con la mente a pochi minuti prima, quando l’aveva eccitato a tal punto che per poco non era diventato una fontana zampillante. L’eros non era scemato neppure nel bagno, mentre si preparavano per la notte. Si era trattenuto a stento dal metterla sul cristallo del lavabo e fare all’amore in quella posizione scomoda.

Mentre Matteo, sempre più infoiato, stentava a controllare le sue azioni, Sofia sentiva dentro un calore mai avvertito prima. Percepiva che la serata da Laura aveva scatenato un tempesta di ormoni che non riusciva a gestire.

Non riusciva a trattenere labbra, mani e corpo. I sensi la travolsero, mentre pensava che, se l’avesse messa sul cristallo, avrebbe goduto da impazzire.

Vieni” sussurrò Matteo “Staremo più comodi nel letto”.

I loro corpi erano sempre uniti, come le labbra e le mani. Ogni passo era una sosta, un piacere, un sospiro.

Non passava giorno – cap. 35

Copertina del mio libro
Copertina del mio libro

Agnese si stava risvegliando dal sogno con Marco nella casa dei misteri, si sentiva tutta bagnata. I capezzoli erano duri come il marmo. L’odore dei suoi umori arrivava alle narici. Non le dispiaceva, anzi li trovava gradevoli.

La camicia era arrotolata sopra il seno, gli slip erano abbassati fino alle caviglie, come se una mano misteriosa avesse compiuto il gesto.

Mormorava in uno stato di semi incoscienza delle parole incongrue. Aprì gli occhi senza vedere nulla. Solo oscurità e qualche lampo di luce. Riemerse dal sonno, diventando vigile. Un languore allo stomaco la sollecitò per ricordarle che non aveva mangiato nulla da molto tempo. Rimase inerte a cullarsi nelle sensazioni che aveva provato in sogno.

È come se un uomo fosse passato nel mio letto’ pensò, mentre abbracciava con vigore il cuscino, scambiato per il misterioso amante.

Perché dovrei alzarmi?’ si disse, osservando le cifre fluorescenti della sveglia. ‘Mi piace sentire le carezze del lenzuolo di lino sul petto, sull’addome e più giù fra le cosce’.

Afferrò il cuscino, come se fosse l’amante, stringendolo forte sul petto.

Se fosse qui!” sospirò. “Sarebbe lui a darmi piacere”.

Paolo si girava e si rigirava nel letto. Non aveva sonno per via del pensiero fisso per Laura. Doveva aspettare la mattina per conoscere le informazioni raccolte da Matteo, mentre l’alba non sembrava arrivare mai.

‘Saranno buone o cattive?’ pensò mentre si metteva sul fianco destro. ‘Saprà darmi il passe-partout per aprire il cuore di questa donna che ha rapito il mio? Quando la vedo o l’ascolto, sono incerto, confuso e incoerente. Balbetto. Sono la brutta copia dell’architetto brillante e sicuro che appare agli occhi della gente’.

Continuava a guardare le cifre rosse della radiosveglia che secondo dopo secondo scandivano il passare delle ore. Il telefono stava sul comodino nella speranza che Matteo avesse delle buone nuove da comunicargli. Però era rimasto muto. Guardò nuovamente l’ora. Era mezzanotte e tre quarti. ‘Matteo sarà a casa di Sofia?’ si chiese con un pizzico di ansia mista a timore. ‘Lo doveva chiamare alle undici. Alle undici e mezza non si era ancora fatta viva’. Lo sapeva, perché aveva chiamato Matteo a quell’ora. Non aveva resistito. L’attesa l’aveva logorato. Ricordò la voce dell’amico, che nervoso gli aveva detto di aspettare una sua telefonata.

L’agitazione prese il sopravvento, perché non era sicuro che Sofia avesse chiamato Matteo. Un dubbio lo assalì, perché aveva il timore che lei avesse scherzato. ‘Spero di no’ si disse per calmarsi. ‘Se fosse vero, si sarebbe burlato di me’. Pensò di mandargli un messaggio. “No” esclamò Paolo, che aveva nelle orecchie la voce dell’amico irata e incollerita. “No. Forse è già a letto con Sofia”.

Era meglio lasciare perdere l’idea di chiedere notizie. Avrebbe aspettato la mattina per ricevere le informazioni.

Nelle sue fantasie da innamorato non mancava la visione di Laura. Si interrogò cosa stesse facendo. Forse stava leggendo oppure sognava. Chi? Si chiese. Forse me. Oppure stava dormendo in un letto che avrebbe voluto condividere con lei.

Doveva calmare l’agitazione interna. Nonostante i suoi sforzi non ci riuscì.

Sofia, per farsi perdonare l’atteggiamento di possesso e di freddezza verso Matteo, lo baciò con passione prima di scendere dalla macchina. Voleva controllare l’effetto che faceva su di lei. Doveva scacciare il pensiero di Laura, che la tormentava da troppo.

L’esito non fu incoraggiante all’inizio, perché provava disagio verso se stessa. ‘Devo superarlo’ si disse, stringendosi a lui. ‘Devo eliminare gli stimoli verso Laura e concentrarmi su Matteo’.

La lingua di Sofia cercò quella di Matteo. Si insinuò maliziosa tra le labbra, scivolò sui denti alla ricerca di una fessura per entrare.

Matteo sorpreso era rimasto passivo ma conquistato dalla piacevole sensazione che lo pervadeva. Contraccambiò con uguale passione.

La mano sinistra di Sofia scivolò leggera sul suo corpo alla ricerca della cintura. Scese sulla cerniera. Si insinuò calda e passionale nei pantaloni aperti a frugare. Era una ricerca impertinente del piacere. Lo percepì impaziente in tutto il suo turgore.

Matteo non rimase inerte. Non faticò a trovare il sesso di Sofia che era caldo, bagnato e fremente di passione.

Sofia si staccò, gli sussurrò che avrebbe voluto essere già nel letto con lui. Rapidamente salirono in casa.

La ragazza respirò profondamente e rasserenata rimuginava che le piacevano troppo gli uomini per desiderare un amore saffico. Aveva perso tempo, prima di concedersi all’uomo che amava. Intendeva recuperarlo questa sera.

Vieni Matteo” gli disse, “prepariamoci nel bagno prima di raffreddarci!”.

Laura era stata titubante e incerta all’inizio ma poi si era spogliata davanti a Marco senza accorgersene, mentre parlava dei suoi dubbi con lui.

Si specchiò nelle ante dell’armadio. Faticava a guardare il proprio corpo con naturalezza, mentre Marco le stava nudo accanto.

Come vedi“ disse il ragazzo sorridente, “tu osservi me e il tuo corpo. Passa la mano sul seno senza distogliere lo sguardo dallo specchio”.

La prese alle spalle, abbracciandola. La baciò con dolcezza dietro la nuca, sul collo, succhiando il lobo dell’orecchio.

La mano di Laura rimase a mezz’aria, incerta se seguire la mente, che le diceva di non farlo, oppure l’ordine di Marco. Il bacio e la carezza spezzarono la barriera psicologica, mentre la mano scendeva leggera sul capezzolo che inturgidiva.

Vieni“disse Marco, “andiamo sotto le coperte. È presto per girare nudi”.