Concerto di Ferragosto

foto by Peppe Occhipinti da pexels.com

Concerto di ferragosto.

Un tempo, non più tardi di venti o trent’anni fa, a ferragosto si era soliti ascoltare la banda del paese che con fiati, archi e tamburi storpiava le arie delle opere oppure qualche marcetta allegra.

Adesso il concerto è più cacofonico accompagnato da luci psichedeliche, perché gli ottoni sono stati sostituiti dalle sirene d’allarme dei nostri impianti.

È vero che le persone non si sentono più sicure, visto il battage quotidiano di TV e giornali, e quindi si dotato di sistemi d’allarme. Però una cosa non la capisco. Perché sperperare diverse migliaia di euro, quando va bene, per installare qualcosa di scalcinato e poi non curarsi di controllare il motivo per cui suona. Sì, perché questi impianti abbandonati a se stessi fanno sentire la loro voce per ore prima di zittirsi per esaurimento della batteria.

Qualche anima candida pensa che sia un deterrente, perché il ladro scappa a gambe levate sentendo la sirena suonare. Queste persone dovrebbero fare un bagno di realtà, perché se il ladro ha deciso di attaccare la tua abitazione non è il suono sguaiato di una sirena che lo fa desistere.

A parte altre considerazioni sul tema che ve le risparmio, spero che il vostro ferragosto sia sereno e meno caloroso di quello che hanno annunciato.

Buon Ferragosto

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Acrostico in onore di ferragosto.

Tratto da Murdoku

In onore del prossimo ferragosto per il lunedì del gioco linguistico è stato proposto un acrostico in onore del ferragosto.

Fumose e funeste

esposizioni emergono

rapide e roventi.

raramente ricordo

agosti ardenti.

gare gravide di

orrori ornano

scenari strazianti,

tragiche torture,

orrendi obbrobri.

Foto personale- cielo del 12 agosto

Per Luisa ho composto questo

Furenti fiamme

escono eccessive,

rabbiosi raduni

raggruppano ragazze e ragazzi,

arriva agosto

grondante e greve,

attendiamo afose

serate senza

trepidazione e tranquillità,

ovvero orride.

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Adele e la ringhiera

Immagine fornita da Luz per il suo contest

Adele viveva da sempre in una casa di ringhiera. Prima di lei ci avevano abitato i suoi genitori, che l’avevano acquistata quando lei era nata.

A quell’epoca sulla stessa ringhiera vivevano altre tre famiglie con le quali condivideva la cucina e il bagno, posti allo stesso piano.

Sorrise al pensiero di quegli istanti allegri della sua infanzia, alle corse con Aldo, Giuseppe e Lucia sul quell’unico terrazzo senza barriere.

Ricordava l’allegria che c’era nella cucina comune, quando a mezzogiorno si preparava il pranzo per gli uomini durante la sosta di metà giornata.

Poi gli appartamenti vennero ristrutturati e questi due servizi trovarono posto all’interno delle singole unità. Ad Adele mancava quel punto in comune, l’aiuto tra le donne del piano in quei momenti concitati del giorno, la complicità nella preparazione del pranzo o i piccoli o grandi litigi sulle scorte della pasta. Adesso si sentiva solo il rumore delle televisioni e non quello gioioso delle pignatte sul fuoco. Era rimasta la sola ringhiera come punto d’incontro, anche se dei divisori impedivano di passare nell’altrui proprietà.

Tutto era cambiato. Gli interni dei singoli appartamenti, i vicini e gli altri inquilini di quel rumoroso condominio di via …! In molti al posto delle famiglie adesso c’erano degli studenti che portavano allegria ma anche disordine.

«Il mondo cambia» borbottò con tono seccato Adele, appoggiata alla ringhiera del terrazzo. Come per un misterioso incanto tutti i suoni divennero bisbigli appena sussurrati. Un attimo di pace per le sue orecchie. Rientrò nella sala per sistemare la cucina. Poi…

Risuonò la musica all’improvviso. Adele uscì sulla ringhiera e sollevò il capo. Erano loro. Li aveva riconosciuti. Sempre scanzonati e pronti a far baldoria.

Batté le mani al ritmo di quella musica e delle voci dei suoi compagni.

Sapeva il motivo. Era per salutare l’esposizione dei quadri che lei aveva esposto e invitare le persone che passavano di sotto a guardare verso la sua ringhiera.

Ad Adele spuntarono le lacrime. Era commossa per l’omaggio di quei giovani sopra di lei per la sua arte.

Si ritirò in casa e chiuse fuori la musica.

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Haiku per Agosto

foto personale

Oggi per il gioco linguistico un haiku in onore di Agosto

Caldo afoso

biglietto da visita

bolla d’agosto.

foto personale

Per Luisa ho composto questo haiku

Bolle l’asfalto,

respiro affannoso

caldo agosto.

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Quagliamo in qu

Di Giles Turnbull – https://www.flickr.com/photos/gilest/49002473577/, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=126661368

Oggi proviamo a creare assonnanze in qu e u

Quando vuole la quaglia, si squaglia

in un turbinio di piume.

Guarda il quadrato del cubo di Kubrik.

Questo quadro uscì dal museo

ma quel curatore fungeva da furfante

nel quagliare il quadrangolo

di qualche quadrello.

Qualunque quadrumane si qualifica

con qualche misura

fuorché un’autentica valutazione.

Di Pieter Bruegel il Vecchio – en:Image:BrueghelLand of Cockaignedetail.jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=252231

Per Luisa ho composto questo.

Questo cuoio scuoiato

sembra duro come l’acciaio

quando è temprato col carbonio.

Quindi a quello si aggiunge il quarto,

il de cuius di cui eredita il cuore.

Quinquies, rottamato, serve al cuoco

per cuocere a fuoco lento

il disgraziato evasore.

La cubista sul cubo chiude

il ballo del qua qua

tra quaterne mancate

e cinquine centrate.

Cuccurucucù paloma

pensi a cucccare ma…

la cuccagna è un palo,

cucciolo resta a cuccia!

 

 

 

 

 

 

 

 

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Clotilde sogna

Su Caffè Letterario è stato da poco pubblicato un nuovo racconto che potete leggere anche qui.

Clotilde era ragazzina che stava crescendo e come tutte le ragazzine della sua età sognava. Si sa che i sogni sono il motore della loro vita.

Viveva coi genitori piuttosto anziani in un casolare di campagna lontano dalla città. Era arrivata quando Jeanne e Jules ormai non pensavano più di avere figli. Era stata una vera sorpresa e questa aveva un po’ destabilizzato la loro routine quotidiana, perché una bambina piccola richiedeva delle attenzioni e una pazienza che loro avevano già esaurito da tempo. Questo non significava che non la coccolassero, essendo l’ultima di quattro figli, tutti grandi e che avevano intrapreso la loro strada lontana dai genitori. Solo non riuscivano a colmare le istanze di Clotilde che non aveva amicizie delle sua età. Nemmeno quando aveva iniziato la scuola primaria era stata in grado di stringere dei rapporti di amicizia. Troppo distante era la città rispetto la sua abitazione. Il scuolabus la veniva a prendere alle otto del mattino per scaricarla davanti al cancello del casolare alle quattordici. Le quattro o cinque ore scolastiche non erano sufficienti a cementare delle vere amicizie ma solo delle effimere conoscenze. Anche quando aveva cominciato la scuola secondaria le ore di aggregazione erano troppo poche per fare gruppo con le compagne che la consideravano troppo rustica per i loro gusti per accettarla tra loro. Per fortuna era una ragazza intelligente e solare, che non si lasciava deprimere dall’essere esclusa da compagni e compagne. Brillante e arguta sopperiva alla solitudine con un curricolo scolastico invidiabile che le consentiva di primeggiare in molte materie.

Tra i compagni di classe c’era un ragazzo ammirato e inseguito da tutte le ragazzine della scuola. Un gigione che si pavoneggiava sapendo di essere al centro delle loro attenzioni. Si chiamava François ed era il figlio minore di un banchiere, sempre vestito all’ultima moda. Questo suscitava l’invidia dei suoi coetanei che non potevano permetterselo.

Pure Clotilde sbavava per lui, pur sapendo che lei era trasparente per lui come un fantasma. Clotilde vestiva in maniera semplice, sempre ordinata ma non aveva quel quid che potesse suscitare l’interesse dei ragazzi tanto meno di François.

Quando arrivò l’ultimo giorno di scuola Clotilde avvertì di essere inquieta e triste, perché non poteva vedere il suo François per tre lunghi mesi. Ammesso che al ritorno a scuola ci fosse ancora.

Dopo la cena serale si avviò verso il cancello, sedendosi su un pilastro basso da cui partiva un muretto a secco basso. Il cielo era coperto di nuvole. Neppure le stelle le facevano compagnia. Poi un brezza leggera lo sgombrò in parte lasciando intravvedere alcuni puntini luminosi.

La luna era apparsa tra le nuvole sullo sfondo delle sue montagne.

Clotilde aveva compreso che era inutile inseguire François. Era solo un nome irraggiungibile.

Dondolò le gambe prima di rientrare in casa.

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Rotola con la erre

foto personale

Oggi per il gioco del  lunedì rotoliamo con la erre.

Ritorna nel regno

il re rancoroso,

prende pegno

il principe vaporoso.

La regina di cuori

stramazza lì fuori.

Il guardiano tremebondo

guarda e gira in tondo.

Il generale impettito

mormora indispettito.

I ragazzi effervescenti

cantano per i degenti.

Viva viva la erre

che si rotola per le terre.

Da MURDOKU – ed. salani

per Luisa ecco il suo rotolamento

Risuona il riso contagioso,

richiama Rolando per la seccatura,

rivedi da remoto l’ossigenatura.

Riecco il rombo minaccioso,

il rullo del tamburo riecheggia

misterioso come una scheggia.

Roboante, rauco, rabbioso,

ridente, rutilante e radioso.

Respira ansante il mercante,

che corre come viandante.

Rumina, raglia e gracida

mucca, asino e rana.

La donna pettina la lana.

Questa erre come è acida.

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Il ritorno di Agata

Dovevo scrivere un explicit, ovvero un finale ma alla fine ho creato un mini racconto, che ho pubblicato su Caffè Letterario.

Lo leggete di seguito.

Agata aveva preso il treno delle sei da Roix-sur-Mer per andare a Le-Chapelle-sur-Saone.

Un viaggio breve. A lei sembrò lunghissimo quella mattina. Voleva ricucire lo strappo del giorno precedente con François. Ci riuscirò? Si chiese con angoscia crescente, guardando fuori dal finestrino la campagna che si risvegliava.

Agata e François erano due giovani ragazzi di trent’anni che si conoscevano da quando erano bambini. Crescendo il loro rapporto si era fatto più stretto, tanto che tutti davano per scontato che si sarebbero sposati, perché li vedevano sempre insieme. Dove c’era uno c’era anche l’altra. Però… c’era sempre un però anche nelle migliori favole, perché François cambiò paese per lavoro e si stabilì a Le-Chapelle-sur-Saone. Non distava molto da Roix-sur-Mer ma era pur sempre lontano. Era distante dagli occhi così che anche il loro rapporto si stava allontanando, sgretolando con lentezza. Piccole crepe, ammise Agata con un pizzico di ansia, ricordando gli screzi degli ultimi tempi, crepe che si possono richiudere, se si vuole veramente chiuderle. Però non era sicura che entrambi lo volessero. A parole, sì, ma nei fatti no. Piccoli battibecchi che diventavano ripicche e litigi, quando bastava poco riconoscere i propri torti o trovare un compromesso per appianarli.

Nei fine settimana all’inizio era François che raggiungeva Agata a Roix-sur-Mer. Poi ha cominciato a lamentarsi che Agata non si muoveva mai e aveva saltato l’incontro settimanale tra i mugugni della ragazza. Così lei aveva iniziato a spostarsi a Le-Chapelle-sur-Saone per incontrarsi con lui.

I loro incontri anziché rappresentare un momento di felicità si trasformarono in fonti di recriminazioni su chi si era spostato di più o di meno e molto altro ancora. Nelle ultime settimane quando uno dei due partiva per tornare a casa, sembrava quasi una liberazione da un incubo.

Agata in questo fine settimana aveva raggiunto François la domenica mattina, anziché il sabato come di consueto.

«Ho avuto un impegno improrogabile ieri» aveva chiarito con tono poco sicuro per giustificare il fatto di non essere partita il giorno prima come sempre.

Il compagno aveva storto il naso, pensando a una bugia oppure a un tradimento, visti i rapporti sempre più tesi tra loro.

Questo aveva innescato una serie di accuse e controaccuse, trasformando la giornata in una specie di incubo. Agata indispettita e di malumore aveva preso il treno delle sei del pomeriggio anziché quello delle ventuno come il solito.

Si era pentita subito per quella decisione repentina e non ponderata di anticipare la partenza. Durante il viaggio di ritorno avrebbe voluto scendere dal treno e correre dal suo François per chiedere scusa per il suo comportamento bisbetico e sgradevole. Prese la decisione che il mattino successivo sarebbe tornata a Le-Chapelle-sur-Saone prima che il suo compagno iniziasse a lavorare. Doveva prendere il treno delle sei e dopo tre quarti d’ora sarebbe stata a destinazione.

Però i minuti non passavano mai e il paese di François sembrava un miraggio come l’oasi per un viandante nel deserto.

All’arrivo consultò l’orologio per vedere quanti minuti aveva a disposizione mentre di corsa volava verso la casa del compagno. Lo bloccò mentre stava per uscire.

«Scusami, amore! Ieri sono stata insopportabile!» urlò gettandogli le braccia al collo col viso rigato di lacrime. «Devo farmi perdonare le parole dette e non dette, gli atteggiamenti sbagliati!»

François tolse le braccia di Agata dal suo collo con il viso infastidito. La guardò con occhi di fuoco e parlò con tono calmo ma deciso. «È tutto finito tra noi». Si avviò a prendere la bicicletta senza aggiungere nulla. Non voleva perdere ulteriore tempo con lei e fare tardi al lavoro. Nella giornata odierna doveva essere concentrato e non distratto da pensieri inutili.

La ragazza con la bocca aperta e le braccia abbandonate lungo il corpo lo guardò allontanarsi. Ben presto scomparve alla sua vista. Non le rimaneva altro che tornare alla stazione e aspettare il primo treno per Roix-sur-Mer seduta sulla panchina di cemento.

Agata si abbandonò disperata sul sedile di legno di terza classe. Tutto era andato in fumo e non poteva farci nulla.

Con angoscia tornava sconfitta a Roix-sur-Mer.

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Haiku in tau

foto personale

Oggi per il gioco linguistico un haiku in tau

Verdi verdure

viaggiavano volando

verso vitigni

Haiku tau in L

Lucida lima,

lamella luccicante,

luce lampeggiante.

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Tautogramma in l per luglio

Olia Danilevich by pexels.com

Per l’odierno gioco del lunedì ecco un tautogramma in onere del mese di luglio

Luca lasciava in letizia il livello lumaca. Il labirinto lacustre limitava il suo lavoro laborioso. Sul limite un legno laccato limitava la lettura del libro. Lussuria e lucentezza legava la limpida legge del legale.

Di Desvenlafaxina – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/

Ludovico si leccava le labbra col lampone e il limone. Una leccornia! Lungi da lui limitarsi alla lieta lettura di un logorroico lettore al lume di una lampada. Una lussureggiante lanutella languiva lontana dal limpido laghetto.

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