Dovevo scrivere un explicit, ovvero un finale ma alla fine ho creato un mini racconto, che ho pubblicato su Caffè Letterario.
Lo leggete di seguito.
Agata aveva preso il treno delle sei da Roix-sur-Mer per andare a Le-Chapelle-sur-Saone.
Un viaggio breve. A lei sembrò lunghissimo quella mattina. Voleva ricucire lo strappo del giorno precedente con François. Ci riuscirò? Si chiese con angoscia crescente, guardando fuori dal finestrino la campagna che si risvegliava.
Agata e François erano due giovani ragazzi di trent’anni che si conoscevano da quando erano bambini. Crescendo il loro rapporto si era fatto più stretto, tanto che tutti davano per scontato che si sarebbero sposati, perché li vedevano sempre insieme. Dove c’era uno c’era anche l’altra. Però… c’era sempre un però anche nelle migliori favole, perché François cambiò paese per lavoro e si stabilì a Le-Chapelle-sur-Saone. Non distava molto da Roix-sur-Mer ma era pur sempre lontano. Era distante dagli occhi così che anche il loro rapporto si stava allontanando, sgretolando con lentezza. Piccole crepe, ammise Agata con un pizzico di ansia, ricordando gli screzi degli ultimi tempi, crepe che si possono richiudere, se si vuole veramente chiuderle. Però non era sicura che entrambi lo volessero. A parole, sì, ma nei fatti no. Piccoli battibecchi che diventavano ripicche e litigi, quando bastava poco riconoscere i propri torti o trovare un compromesso per appianarli.
Nei fine settimana all’inizio era François che raggiungeva Agata a Roix-sur-Mer. Poi ha cominciato a lamentarsi che Agata non si muoveva mai e aveva saltato l’incontro settimanale tra i mugugni della ragazza. Così lei aveva iniziato a spostarsi a Le-Chapelle-sur-Saone per incontrarsi con lui.
I loro incontri anziché rappresentare un momento di felicità si trasformarono in fonti di recriminazioni su chi si era spostato di più o di meno e molto altro ancora. Nelle ultime settimane quando uno dei due partiva per tornare a casa, sembrava quasi una liberazione da un incubo.
Agata in questo fine settimana aveva raggiunto François la domenica mattina, anziché il sabato come di consueto.
«Ho avuto un impegno improrogabile ieri» aveva chiarito con tono poco sicuro per giustificare il fatto di non essere partita il giorno prima come sempre.
Il compagno aveva storto il naso, pensando a una bugia oppure a un tradimento, visti i rapporti sempre più tesi tra loro.
Questo aveva innescato una serie di accuse e controaccuse, trasformando la giornata in una specie di incubo. Agata indispettita e di malumore aveva preso il treno delle sei del pomeriggio anziché quello delle ventuno come il solito.
Si era pentita subito per quella decisione repentina e non ponderata di anticipare la partenza. Durante il viaggio di ritorno avrebbe voluto scendere dal treno e correre dal suo François per chiedere scusa per il suo comportamento bisbetico e sgradevole. Prese la decisione che il mattino successivo sarebbe tornata a Le-Chapelle-sur-Saone prima che il suo compagno iniziasse a lavorare. Doveva prendere il treno delle sei e dopo tre quarti d’ora sarebbe stata a destinazione.
Però i minuti non passavano mai e il paese di François sembrava un miraggio come l’oasi per un viandante nel deserto.
All’arrivo consultò l’orologio per vedere quanti minuti aveva a disposizione mentre di corsa volava verso la casa del compagno. Lo bloccò mentre stava per uscire.
«Scusami, amore! Ieri sono stata insopportabile!» urlò gettandogli le braccia al collo col viso rigato di lacrime. «Devo farmi perdonare le parole dette e non dette, gli atteggiamenti sbagliati!»
François tolse le braccia di Agata dal suo collo con il viso infastidito. La guardò con occhi di fuoco e parlò con tono calmo ma deciso. «È tutto finito tra noi». Si avviò a prendere la bicicletta senza aggiungere nulla. Non voleva perdere ulteriore tempo con lei e fare tardi al lavoro. Nella giornata odierna doveva essere concentrato e non distratto da pensieri inutili.
La ragazza con la bocca aperta e le braccia abbandonate lungo il corpo lo guardò allontanarsi. Ben presto scomparve alla sua vista. Non le rimaneva altro che tornare alla stazione e aspettare il primo treno per Roix-sur-Mer seduta sulla panchina di cemento.
Agata si abbandonò disperata sul sedile di legno di terza classe. Tutto era andato in fumo e non poteva farci nulla.
Per l’odierno gioco del lunedì ecco un tautogramma in onere del mese di luglio
Luca lasciava in letizia il livello lumaca. Il labirinto lacustre limitava il suo lavoro laborioso. Sul limite un legno laccato limitava la lettura del libro. Lussuria e lucentezza legava la limpida legge del legale.
Di Desvenlafaxina – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/
Ludovico si leccava le labbra col lampone e il limone. Una leccornia! Lungi da lui limitarsi alla lieta lettura di un logorroico lettore al lume di una lampada. Una lussureggiante lanutella languiva lontana dal limpido laghetto.
Agata si abbandonò disperata sul sedile di legno di terza classe. Tutto era andato in fumo e non poteva farci nulla.
Con angoscia tornava sconfitta a Roix-sur-Mer.
Immagine 2
Clotilde – immagine 2
La luna era apparsa tra le nuvole sullo sfondo delle sue montagne.
Clotilde aveva compreso che era inutile inseguire François. Era solo un nome irraggiungibile.
Dondolò le gambe prima di rientrare in casa.
Immagine 3
Berto
Berto dopo il lungo viaggio si sedette sulla panchina sotto il glicine a riposare.
Guardò con occhio distratto lo sfacelo della casa dei suoi nonni. Muri scrostati, vetri infranti, erbacce ovunque e tanta desolazione. Solo il glicine sembrava non aver sofferto l’abbandono.
Era riuscito a tornare dalla guerra senza danni ma non riconosceva il luogo della sua infanzia.
Con l’angoscia che cresceva dentro di me restammo lì ancora per un po’ mentre il sole stava sparendo dietro le chiome più alte degli alberi e la radura andava progressivamente in ombra.
Helmut si alzò stiracchiandosi e pulendosi i pantaloni dalla sabbia. «In marcia» affermò con tono autoritario, raccogliendo lo zaino per metterlo a tracolla.
In silenzio lo seguimmo ma mi pareva di andare verso il senso opposto alla direzione che avevamo preso al nostro arrivo. Volevo farlo notare ma desistetti perché i miei compagni lo seguivano con docilità senza protestare. Non volevo apparire quella che metteva in dubbio tutto. Mi era stato sufficiente la freddezza che aveva accolto la mia richiesta quando sarebbero venuti a prenderci per capire che non mi avrebbero dato ascolto.
Di nuovo la cappa di caldo soffocante ci avvolse mentre ci inoltravamo nella foresta umida a mangrovia.
In silenzio, sudati e col respiro affannato raggiungemmo la spiaggia. Come avevo temuto non si vedeva il nostro resort ma una distesa verde azzurra per molte miglia. C’era il nulla davanti ai nostri occhi.
Ci guardammo sconcertati e puntammo gli occhi verso Helmut che era impassibile. Non disse nulla né ci rassicurò. Sembrava una sfinge. Rimanemmo in attesa di sentire qualcosa di incoraggiante.
Il sole era basso e iniziava a tingere di rosso la superficie del mare.
Era chiaro che aveva perso il senso dell’orientamento ed era indeciso se avviarsi da una parte o dall’altra per tornare alla spiaggia di sbarco.
Guardai il sole e capì quale direzione prendere. Con decisione mi incamminai lungo l’arenile, perché riattraversare quella foresta col buio incipiente era solo un azzardo. Se volevano seguirmi bene, altrimenti avrei agito di testa mia senza aspettarli.
Meggie rimase per un attimo indecisa se restare con Helmut e Pierre ma poi mi raggiunse prendendomi per mano. I due uomini rimasero fermi, finché non sparirono alla nostra vista.
Camminare sulla sabbia era faticoso perché molti detriti intralciavano la marcia.
Dopo aver percorso un tratto cominciammo a intravedere i bungalow del nostro resort. Avevo preso la strada giusta.
Ancora un piccolo sforzo e poi saremmo giunti al punto di sbarco. Meggie era sorridente e mi strinse la mano con forza che diventò quasi bianca. Lo sguardo era riconoscente ed era lieta di avermi seguita.
Camminando avevo la mente concentrata sul punto di arrivo e quindi mi era sembrato di aver percorso una retta mentre in realtà l’isolotto era quasi circolare.
Dietro un gruppo di mangrovie scorgemmo il nostro traghettatore e la sua imbarcazione colorata. Dunque ci stava aspettando! Pensai con sollievo. Non ci ha abbandonati qui. Però di Helmut e Pierre nemmeno una traccia.
Agitai il braccio per farmi notare e riconoscere. Avevo paura che non vedendo nessuno potesse riprendere il mare e lasciarci lì. Sarebbe stata una tragedia perché il telefono non aveva campo. Nessuno ci sarebbe venuto a cercare.
L’ultimo tratto lo facemmo di corsa e ci gettammo sulla sabbia col petto ansante. L’uomo ci guardò con occhi inespressivi mentre impassibile continuava a masticare coi denti gialli qualcosa che non riuscivo a vedere.
Il sole intanto continuava a scendere sull’orizzonte e mancava poco a inabissarsi nell’oceano. Dei due compagni non c’erano tracce. Pensai che se lui si fosse stancato di aspettare almeno noi due saremmo salite sulla barca per tornare al resort.
L’uomo dal viso scuro come il cuoio e dalle mille rughe che solcavano il volto borbottò qualcosa. Entrambe abbiamo scosso il capo. «Non abbiamo capito» affermammo con tono discreto quasi all’unisono, mentre con le braccia ci stringevamo le gambe.
Il sole era ormai quasi scomparso e le tenebre stavano scendendo sull’isola. In lontananza si vedevano le luci dei bungalow e dei lampioni nelle strade. Mi chiesi quanto tempo avrebbe pazientato il nostro uomo. Probabilmente attraversare quel braccio di mare con la sola luce delle stelle non lo impauriva ma io tremavo a quel pensiero. Per me era un salto nell’ignoto.
Avvertì la presa sul braccio di Meggie. Mi girai e vidi i due uomini sbucare dalla foresta. Tirai un sospiro di sollievo, perché voleva dire che tra non molto si prendeva la strada di casa.
«Perché siete scappate via?» mi apostrofò in malo modo Helmut col tono della voce arrabbiato. «Ci avete fatto perdere del tempo ad aspettarvi».
Lo guardai con occhio torvo e gli lanciai un’occhiata di fuoco. «Se ci aveste seguite saremmo già al resort» replicai con tono secco mentre lo fissavo negli occhi senza abbassare lo sguardo. «Noi siamo qui da un bel pezzo e abbiamo temuto che il nostro traghettatore vi avrebbe lasciato qui».
Helmut borbottò qualcosa di non intellegibile, mentre saliva sull’imbarcazione.
Il viaggio di ritorno avvenne in un silenzio irreale rotto solo dallo sciabordio dello scafo. La bava di vento non rese veloce il viaggio, che mi sembrò interminabile.
Finalmente sono a terra! Riflettei mentre mi avviavo verso il mio bungalow, dopo aver saluto i miei compagni. Domani, se Dio vuole, tornerò a casa. Questo pensiero mi ricordò quello sciagurato di Robin e la rabbia prese a salire.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.