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«Aspetta che salgo io» grida la ragazza salendo sulla scaletta che pare fracassarsi al suolo a ogni passo.
«Questo sottotetto non ha la luce?» Urla indispettita Elsa stringendo gli occhi per abituarli all’oscurità interrotta solo dal fascio luminoso della torcia.
«No. La lampadina si è fulminata altro giorno» replica lapidario il ragazzo, mentre agita la torcia in ogni direzione.
«Non ci si vede nulla! Come puoi affermare che non ci sono tracce» afferma con tono acido, seguendo quel cono luminoso che pare impazzito. «Dammi quel coso che ti faccio vedere come cercarle».
Luca di malagrazia glielo allunga senza replicare. Saccente! E resta immobile con un ghigno soddisfatto sulla faccia.
Elsa comincia a perlustrare ogni angolo del sottotetto. Vede solo qualche scatolone ricoperto da uno spesso strato di polvere e tantissime ragnatele integre. Sul pavimento di cemento grezzo solo qualche impronta intorno alla botola, per il resto nulla. Sta zitta per non innescare la reazione del ragazzo dopo averlo apostrofato come incapace. Però capisce che deve porgere le sue scuse, sperando che le accetti.
«Scusami per il tono arrogante di prima. Ammetto di essermi sbagliata. L’incapace sono io. Tu hai già visto che non ci sono tracce» mormora con tono umile Elsa, restituendogli la torcia.
«Ok! Cosa facciamo? Scendiamo oppure restiamo ancora qui su?» chiede con tono conciliante Luca, che non riesce ad attribuire a qualcuno o qualcosa quel rumore che ha rovinato la loro serata.
«Scendiamo. Qui respiriamo solo polvere».
Scesi richiudono la botola e ridono. I loro capelli sono avvolti dai fili di ragnatele e le mani e i piedi ricoperti da un sottile strato di polvere grigia.
«Dai» fa con voce ilare Luca. «Ci togliamo questi indumenti e ci infiliamo nel letto dopo esserci lavati e tolto un po’ di ragnatele».
Elsa ride di gusto. «Perché vuoi fare all’amore vestito?» Replica ironica.
Abbracciati scendono al piano di sotto, dirigendosi verso il bagno.
«Ce ne avete messo di tempo» afferma un voce cavernosa proveniente dall’oltretomba.
Si bloccano gelati da quelle parole e timorosi di vedere qualche ospite indesiderato si girano con lentezza.
Vedono solo un lenzuolo bianco svolazzante che sparisce attraverso la parete.
Si guardano in faccia. Sono terrei per la paura. Quell’apparizione li ha destabilizzati. Sono bloccati incapaci di muovere un passo.
Please, don’t do any modifications on this card but send it as it is designed. If you want to add own Xmas messages and your own wishes use the version in which there is no text. This card is free for a private use. By Yelling Rosa
Per questo lunedì si deve creare una filastrocca senza usare la lettera Q
Pinta piSta pAsta pasSa Cassa casTa Rasta Basta basSa Lassa lasCa laIca laCca lEcca leIca
Bud beve una PINTA di birra prima di andare in PISTA. Poi mangia un piatto di PASTA e PASSA alla CASSA.
Alice , la CASTA, ha i capelli come una RASTA ma BASTA vedere quanto è BASSA, LASSA e LASCA. Ha un ciuffo impestato dalla LACCA e LECCA uno marshmallow giallo, mentre Bud la fotografa con una LEICA.
Per leggere le puntate precedenti segui l’ordine dei numeri. 123456
Ormai è buio, quando escono dal castello soddisfatti per la mostra appena visitata. Commenti entusiastici e grande allegria relegano in un angolino quel rumore fastidioso che tiene Luca in apprensione.
«Cosa facciamo?» chiede Elsa con tono euforico, mentre afferra per la mano l’amico. In cuor suo spera di passare ancora qualche ora con lui.
«Se ti va, ci facciamo una pizza da Michele e poi possiamo rifugiarci a casa mia» replica con tono speranzoso il ragazzo. «Ho un paio di cassette da vedere».
Un bacio suggella l’accordo. Nessuno dei due ha voglia di rimanere solo e domani è domenica. La giornata è trascorsa in allegria e non è ancora finita.
Michele è, secondo Luca, il miglior pizzaiolo della zona e il suo locale è sempre stracolmo di persone con attese anche di ore per trovare un posto libero. Anche questo sabato sera non smentisce tutto questo. Ci sono molte decine di persone che aspettano di entrare.
«E se le compriamo per mangiarle a casa con qualche bottiglia di birra rossa?» suggerisce il ragazzo, che al pensiero di attendere un paio d’ore non lo solletica per nulla.
Elsa si trova d’accordo, pur sapendo che arriveranno fredde. Almeno si riduce l’attesa.
Dopo aver finito di mangiare le due pizze, si sistemano sul divano davanti alla televisore per vedere un film preso a nolo qualche giorno prima. Però dopo qualche immagine si trovano affaccendati in tutt’altro e il passo di trasferirsi in camera da letto è breve.
Sono alle coccole iniziali, quando il rumore si presenta con l’inconfondibile suono di scarpe che strisciano sul pavimento.
«Uffa! Non badarci!» afferma Elsa che non vuol interrompere questo momento magico.
Riprendono le coccole ma il suono diventa sempre più insistente e quasi minaccioso. Nonostante tutto appare impossibile ignorarlo. È troppo fastidioso per relegarlo altrove. Disturba i due ragazzi, li rende nervosi, finché decidono di alzarsi.
«Dobbiamo scoprire la fonte» urla con tono arrabbiato Elsa che ha immaginato una serata assai diversa. Quel suono ha rovinato tutto.
Luca prende torcia e attizzatoio come la sera precedente e fatta scendere la scaletta si arrampica infuriato deciso a mettere fine a quel supplizio.
La lampadina fulminata ovviamente non è stata sostituita, quindi illumina il sottotetto con la luce della torcia. Non ci sono segni di una persona a parte quelli che ha lasciato lui nelle notti precedenti.
Impreca e lancia maledizioni contro l’intruso che non si palesa.
«Nessuno?» chiede con apprensione Elsa che è rimasta in basso nella mansarda.
«No!» È la risposta furiosa del ragazzo. «Nessun segnale di una presenza! Solo polvere e ragnatele! Se lo becco, lo riduco in polpette!»
Sta per scendere, quando quei piedi, che producono quel rumore, si palesa di nuovo.
Luca rimane di ghiaccio e rotea la torcia in tutte le direzioni senza vedere nulla. Nemmeno un lenzuolo bianco svolazzante.
«L’hai visto?» grida Elsa dal basso.
«No» è la risposta secca e si prepara di nuovo a scendere.
Ecco il pangramma di autunno dove devi usare tutte le lettere dell’alfabeto
Anche il Dovere vErso il Tuo Prossimo ha un preCiso Intento. Valuta Bene Finché tu non perda l’Obiettivo di aiutarLo Senza Handicap. Gratifica il Morale Nominare accudisce gli Ultimi, Quindi Resta umile nella tua Zona.
Si abbracciano prima di sistemarsi in un tavolino per due defilato in un angolo. Si conoscono da quando sono alti così e non si sono mai allontanati, anche se a volte passano qualche mese prima di trovarsi.
Hanno la stessa età: trent’anni e sarebbero una bella coppia affiatata, se… C’era sempre un se a impedire loro di stare insieme. Luca ci ha provato una decina d’anni prima ma lei l’ha snobbato presa dal furore amoroso per Carlo. Poi qualche anno dopo è stato il turno di Elsa ma Luca stava sbavando per Carlotta. Insomma c’era sempre un impedimento ma quando non c’era, era solo amicizia e nessuna attrazione. Si trovano bene perché c’è molta empatia tra loro.
Riempiti i piatti dal buffet e i calici col vino, Luca tra un boccone e l’altro racconta quello che sta succedendo da tre notti in casa.
«Sei sicuro di sentire dei passi dal sottotetto?» chiede la ragazza con tono dubbioso. «Non è per caso che…».
Luca sorride smettendo di masticare. Ha messo nel conto che l’amica avrebbe sollevato queste obiezioni. «No. Sono sicuro» fa interrompendola con voce decisa che non lascia dubbi sul fatto che quello che ha descritto è l’esatta verità.
Elsa scuote la testa. Non gli crede o quanto meno ha riserve su quello che sta ascoltando. Se qualcuno cammina trascinando i piedi, non svanisce o non lascia tracce del suo passaggio a meno che… Ritiene che l’amico sia stato suggestionato senza distinguere realtà da sogno.
«Per essere vero il tuo racconto l’unica possibilità è che sia un fantasma. Ma esistono?» riprende la ragazza interrompendo i suoi pensieri, usando un tono soft senza maliziosi sottintesi per non urtare la suscettibilità dell’amico.
«Mi ha sfiorato questo pensiero» ammette Luca dando un’ultima forchettata nel piatto che adesso appare vuoto. «Però non mi sembra realistica. Perché mai dopo essersi fatto sentire non compare quando salgo nel sottotetto?»
Elsa ammette che sarebbe strano il comportamento ma sarebbe anche l’unica spiegazione della mancanza di tracce del suo passaggio. «Facciamo un altro giro dal buffet per il dolce oppure sei già sazio?» Desidera non arrovellarsi troppo ascoltando Luca. Ha pregustato una giornata tranquilla sgombra da pensieri o altri affanni e cerca di riportarla in quel alveo.
Luca comprende che non può tediare l’amica con i suoi problemi. Nella giornata odierna vuole rilassarsi anche lui e annuisce. «Cosa ti prendo?»
«Grazie per esserti offerto. Vengo anch’io. Così scelgo il dolce, anche se mi pare non ci sia molta scelta».
In effetti ha ragione. Oggi a parte la frutta fresca e la macedonia di fragole c’è ben poco. Un tiramisù, la catalana e qualche dolcetto secco. Veramente una miseria.
«Dopo il caffè, ci avviamo al castello» aggiunge Elsa mentre si avvicina al carrello dei dolci. «La mostra degli impressionisti francesi sembra un evento epocale. Almeno da quello che si legge sui giornali. Speriamo che sia vero».
Morena Fanti propone di scrivere un racconto ispirato A L’amore al tempo della fibra.
Ecco il post
Non lasciatevi fuorviare dall’immagine che ho scelto: questa di cui parleremo nei racconti sarà una realtà molto variegata e le app di incontri sono solo una minima parte di ciò che potrà essere raccontato.
Comunque, ho fatto una mini ricerca proprio ora, e le app sono molteplici, con vari usi: per incontri sentimentali, over 40, per donne con donne, per uomini con uomini, ecc. E valgono un mercato con tante cifre.
Quindi direi che sia giusto occuparsene.
Ma non fermatevi lì.
Io credo che, oltre alle app, ci siano tanti altri elementi da inserire nelle storie, iniziando dai social più usati, quelli che abbiamo tutti, dai messaggi di Whatsapp, dalle foto messe in rete, alle informazioni su di noi che spargiamo ovunque.
L’amore non deve essere ‘nuovo’, appena nato, ma può essere anche datato e scoprire ora la tecnologia.
Insomma, non vi posso dire troppo, altrimenti brucio le idee che potrei avere.
Non so ancora se scriverò anch’io, però conto su di voi e vorrei che foste numerosi.
Quindi rilanciate ovunque questo post e i prossimi in cui ne parleremo.
Regole poche e semplici:
Invio dei racconti entro il 31 dicembre 2025. Nel racconto si deve parlare d’amore. Ci deve essere la presenza ingombrante del mezzo tecnologico: qualcosa che funzioni con la fibra, il 5g ecc.
I caratteri devono essere minimo 5000 e massimo 7000.
A questo proposito, vi prego di non dare formattazioni ‘strane’ al vostro racconto. Se potete, usate il carattere Times New Roman corpo 12, giustificato, e per i dialoghi le virgolette caporali, che sono queste: « » e non queste: <>.
Se non le sapete fare, chiedete aiuto, perché è impensabile che io possa cambiarle tutte.
I racconti verranno pubblicati – in forma anonima – in questo blog all’inizio del mese di gennaio 2026, subito dopo la conclusione delle “feste”.
Nella mail che mi spedirete scrivetemi con che nome volete essere citati, il vostro link di riferimento e due righe di bio – una cosa tipo: impazzisco per lo yogurt greco, ho un gatto che mi fa da mentore, sul terrazzo ho sette piante di peperoncino mascherate da cannabis per far credere ai vicini che sono un tipo alternativo.
Questi dati non verranno divulgati nella prima fase del gioco perché, come detto sopra, i racconti verranno pubblicati in forma anonima, in modo che si possa commentare senza farsi influenzare dalla eventuale conoscenza personale. Serviranno (forse) in seguito se si deciderà di pubblicare il pdf dei racconti come abbiamo fatto in passato per Il disagio della tecnologia (pdf scaricabile a questo link), per il pdf di Futuro prossimo (pdf scaricabile a questo link) e per il pdf I racconti del condominio (scaricabile a questo link)
(in questi giorni mi sono riletta un po’ queste raccolte e le ho trovate interessanti. Mi piacerebbe che anche stavolta si riuscisse a fare un bel pdf. Datevi da fare)
Ci tengo a dirvi che questa non è una raccolta tipo “Il disagio della tecnologia”, in cui ogni racconto aveva appunto una base di ‘disagio’ che potrebbe essere intesa come negatività.
No, qui si possono raccontare anche storie molto belle, edificanti, positive. Non vedetela solo come una possibilità di storie negative. La tecnologia ha questo di bello: è utile o dannosa secondo chi la usa, e per quali scopi la usa. Possono anche essere storie umoristiche, ironiche, bizzarre.
Non mettiamo limiti alla fantasia.
Chiudo dicendo che al gioco possono partecipare TUTTI, anche il viandante che arriva qui per la prima volta. Fatevi sotto e scrivete la vostra adesione.
Scuote la testa come per scacciare dei cattivi pensieri e poi finisce il suo caffè. Da tre notti sento dei rumori provenienti dal sottotetto ma non trovo traccia di chi li ha provocati. Si appoggia allo schienale della sedia, mentre con la mano si gratta la leggera peluria del mento cresciuta durante la notte. Gli pare un enigma senza soluzioni apparenti. Eppure credo che ci sarà una spiegazione. Anche se sembrerà strana, di certo esiste. Riflette mentre con fare indolente si avvia in bagno per una doccia. Oggi devo fare diverse commissioni tra cui la spesa per la settimana.
Luca è single e vive da solo dal momento in cui ha lasciato la casa dei genitori. Col loro aiuto ha comprato questa abitazione, sistemata in maniera alquanto bizzarra, quattro anni prima. È su due piani più una mansarda. Lui occupa il secondo piano con la mansarda e il sottotetto a disposizione. Al piano terra ci sono cantine e box, mentre al primo abita una coppia con un figlio.
Gli è chiaro alla terza notte che il rumore che lo tiene sveglio e in apprensione proviene dal sottotetto che è solo accessibile tramite una scala retrattile chiusa da una botola. In quel vano non ci sono finestre o velux o lucernari, nessun accesso all’esterno ma solo tramite la mansarda e un’apertura che non si apre dal sottotetto.
Non credo di essermi sognato quel rumore tanto particolare come riconoscibile di piedi che si trascinano sul pavimento. Riflette mentre si asciuga con vigore nell’accappatoio. In parte la stanchezza è scivolata via con l’acqua. Si sente molto meglio di quando si è svegliato. Non è pimpante come gli altri weekend ma tutto sommato abbastanza reattivo.
La giornata si preannuncia calda. Quindi decide per un abbigliamento quasi estivo. Camicia di cotone, pantaloni e scarpe leggere.
L’auto la usa poco, preferendo la bicicletta ma quando deve fare la spesa è costretto a prenderla. Però prima si farà una passeggiata in centro per un secondo caffè con cornetto integrale. Poi si recherà al supermercato in auto.
La camminata nell’aria moderatamente calda gli serve per smaltire le tossine notturne, relegando il ricordo del rumore in un angolo nascosto della mente.
«Oggi non ho nessuna intenzione di chiudermi in casa. Chissà se Elsa mi tiene compagnia all’Osteria Grande». Prova a chiamarla per saggiarne la disponibilità.
L’Osteria Grande è un locale frequentatissimo da giovani e meno giovani. In realtà delle vecchie osterie conserva solo l’insegna, il resto è moderno e funzionale per qualsiasi ora del giorno. Dalla colazione del mattino al pranzo di mezzogiorno, dal happy hour alla cena serale e dal dopocena fino al momento della chiusura.
Elsa risponde positivamente alla sua richiesta di passare la giornata insieme. «Visto l’orario possiamo sfruttare il brunch del sabato mattina» suggerisce la ragazza, che si è svegliata da poco tempo e non ha fatto ancora colazione.
«D’accordo» conferma Luca sollevato al pensiero di avere compagnia femminile e propone un pomeriggio intellettuale: alla mostra degli impressionisti francesi al castello. L’idea di passare un paio d’ore al supermercato è già accantonata. Per la giornata odierna non ci sono problemi, domani sarà un altro giorno.
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