Sono nata il giorno di San Valentino..

“Sono nata il giorno di San Valentino. I miei genitori, un ufficiale dell’esercito britannico ventiduenne ed una ballerina di flamenco innamorata, originaria delle Indie Occidentali, prevedevano una vita sentimentale per la loro primogenita. Il mio visino a cuore, il mio secondo nome, Valentine, e la mia data di nascita non potevano che condurmi alla passione ed all’amore, dovunque dirigessi i miei passi. Invece, non ho fatto che essere mollata. Mollata al ristorante, mollata nella tromba delle scale, mollata al cimitero: poco importava. Dovunque dirigessi i mie passi, qualcuno mi calpestava. Se Left fosse una località, il sindaco avrebbe già dovuto consegnarmi la chiave della città. E se Left fosse un reame ne sarei la regina”.

Annie Valentine Cook ormai era oltre la soglia dei quarantanni e non li dimostrava. Splendida pelle dorata in modo naturale, eredità della madre Patricia, e portamento austero, assunto dal padre Paul, la rendevano gradevole agli occhi degli uomini, che si accalcavano attorno a lei come api in un campo di lavanda. Però analogamente al comportamento degli imenotteri dopo avere succhiato tutto quello che c’era da assimilare se ne vanno svolazzanti in cerca di altro cibo. A differenza delle api operaie, tutte femmine, loro erano maschi solo desiderosi di impollinare Annie Valentine.

Così cominciavano le storie e così finivano in fretta le stesse. Lei era passionale e calda come la madre, ma a differenza della genitrice non riusciva a conquistare nessuno.

Erano i primi anni sessanta quando Patricia e Paul si conobbero in un locale notturno delle Indie Occidentali, prima che la federazione di smembrasse in un nugolo di micro stati. Lei era originaria di Montego Bay, ma aveva vissuto dall’età di sei anni nella capitale della Giamaica, Kingston, dove lavorava come danzatrice di flamenco al Kitty’s Hall. Lui era di stanza da un anno a Port Royal come ufficiale dell’esercito britannico nell’isola caraibica. Tutte le sere si recava con altri ufficiali da Kitty’s ad assistere allo spettacolo, dove la stella era Patricia. Fin dalla prima volta era rimasto colpito da quel corpo flessuoso e sensuale che si muoveva con grazia al ritmo del flamenco, senza mai riuscire a parlarle. Era alto, biondo e con gli occhi blu porcellana, che avevano incantato più di una ragazza, ma lui cercava l’esotico, il particolare senza trovarlo.

Era una sera fresca di fine marzo, quando il fato o meglio Eros decise che Patricia e Paul si incontrassero. E tutto capitò per caso. Lui era seduto al solito tavolo con John, David ed Eddie, quando lei passò nelle vicinanze. Un uomo bianco alticcio l’afferrò per un braccio per darle un bacio, ma lei cercò di divincolarsi inutilmente. Paul si alzò e dall’alto del suo metro e novanta scaraventò a terra il malcapitato ubriaco, liberandole il braccio. Prima che l’altro potesse reagire, l’ubriaco fu preso da due buttafuori e senza troppi complimenti messo alla porta.

Fu un autentico colpo di fulmine e due mesi dopo erano sposi. Il 14 Febbraio del 1962 nacque Annie Valentine, la loro primogenita. Paul venne richiamato in patria, ma Patricia rimase con la piccola Annie a Port Royal per qualche tempo, poi la nostalgia del marito la portò a Plymouth, un posto uggioso rispetto al clima della Giamaica, dove Annie frequentò la Primary School presso le suore di Santa Teresa. Paul congedatosi a trentacinque anni dall’esercito di Sua Maestà decise di tornare in Giamaica, dove aveva intenzione di aprire un locale alla moda in uno dei tanti centri turistici sorti nell’isola.

Annie crebbe, completò gli studi presso una scuola privata gestita da inglesi e diventò una splendida ragazza.
Adesso, ormai quarantenne, desiderava un uomo con cui avere un figlio e condividere gli anni a divenire, ma trovava solo persone desiderose di soli rapporti carnali e basta.
Si era lasciata sprecare troppo concedendosi per passione ed amore mai corrisposti. Era un fiore da cogliere e non da impollinare, da succhiare e da abbandonare dopo essere stata sfruttata. Sapeva donare all’uomo del momento un’intensità di passione ed amore che non aveva paragoni, ma il suo modo di proporsi ingenuo e sincero invece di avvicinare gli uomini, li allontanava inesorabilmente.

Si sentiva sola nella grande casa prospiciente il mare, che intravedeva attraverso la grande vetrata del salone. Un mare blu trasparente appena increspato da onde basse invitava ad essere solcato dalla fantasia imbarcata su una minuscola nave a vela.
Vedeva i velieri corsari che si avvicinavano alla costa per rapire fanciulle per i loro piaceri e fare bottino di oro ed argenti, sentiva un brivido di piacere nella schiena il pensiero di essere ghermita, afferrata da uomini rudi e forti e trascinata sulla battigia prima di sparire nella stiva oscura e maleodorante. Però presto il pirata Barbanera l’avrebbe portata nella sua stanza per possederla nel grande letto posto a poppa.

La sua mente continuava a fantasticare questa avventura, che avrebbe gettato nel terrore più di una donna, un’avventura invece che invece lei pregustava nei minimi dettagli.

Sarebbe diventata la donna del pirata Barbanera, che avrebbe aspettato tremante di paura e piena di ansia ogni volta che lui avesse solcato il mare per le scorribande corsare.
Lei sarebbe corsa verso il suo uomo abbracciandolo e baciandolo, mentre lodava Dio che l’aveva preservato dalla morte.
Avrebbe ascoltato impaziente rannicchiata fra le braccia il racconto dell’ultima avventura, che narrava di morte e di orrori, di oro ed argenti, di vascelli spagnoli sventrati e bruciati.
Poi non sazia avrebbe chiesto di raccontare gli altri assalti, le battaglie con gli spagnoli, i saccheggi e le canzoni corsare.
Così tutta la notte prima di giacere con lui nel letto sottratto al Viceré delle Antille per godere della passione e dell’amore del pirata.

Il sole calava rosso ed infuocato sull’oceano, quando si svegliò dal sogno che l’aveva cullato fra le braccia, mentre si ritrovava sola sulla sedia di vimini.
E pianse la sua solitudine.

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