Non passava giorno – cap. 8

 

foto personale
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Laura attese invano la telefonata di Marco nei giorni seguenti la partenza e ricominciò a vivere faticosamente tra inviti e colloqui di lavoro.

La ferita era aperta e non rimarginava per nulla. Dopo la serata trascorsa insieme cortesemente ma con fermezza si era sottratta alle attenzioni di Paolo. ‘Non è questo il modo per uscire dalla crisi per la rottura con Marco’ si disse. ‘Affrontando un’avventura con lui, so che sarà un’effimera storia’.

Il corteggiamento le faceva piacere, perché la faceva sentire viva. Tuttavia lo percepiva come un errore, perché avrebbe cercato di sostituire Marco con una persona che in questo momento non la stimolava per nulla. Paolo era una persona simpatica e intelligente, gradevole nella compagnia. Questo era insufficiente per trasformarlo in qualcosa di più.

Rifletté che nelle prossime settimane la lista dei pretendenti si sarebbe allungata e di certo non sarebbero mancate occasioni in futuro. Adesso doveva mettere ordine nella testa, che pareva come quella di un pugile groggy, e recuperare un minimo di equilibrio interiore, spezzato dal trauma per la rottura con Marco.

Le due amiche si vedevano e si sentivano, ma le loro strade stavano prendendo due direzioni diverse: Laura da single senza speranze, Sofia in relazione stabile.

Sofia dopo la laurea in matematica aveva trovato lavoro presso una società di consulenza informatica. Ben presto si era conquistata la fiducia dei superiori per le sue capacità professionali e per il carattere deciso e spiccio nell’approccio con la clientela, che era stato apprezzato da tutti. Non aveva avuto storie importanti ma brevi relazioni che morivano da sole per la sua personalità spiccata e forte, che non lasciava spazio al compagno. Lei li annichiliva e li riduceva a comparse. Sofia cercava uomini speciali pronti a raccogliere le sfide, che lanciava, creativi per compensare il senso di routine e di abitudinario del suo carattere, abili nel contrastare il suo decisionismo. Insomma desiderava un uomo che fosse un coacervo di tanti temperamenti diversi e contrastanti. Nessuno andava bene.

Tuttavia una svolta importante nella sua vita era scaturita dopo l’incontro con Matteo. Sofia aveva preso una sbandata paurosa per lui. Faceva coppia fissa, quando era disponibile. Gli effetti si notavano: il suo temperamento spigoloso si era addolcito. Aveva trasformato la sua personalità. Con Matteo era il primo e vero rapporto sentimentale che l’aveva coinvolta, stravolgendo un’esistenza, scandita da ritmi regolari e quasi metodici.

Era ancora vergine. ‘Se devo donare il mio corpo a un uomo,’ si diceva sempre ‘lui dovrà essere per forza il compagno della vita, la persona giusta secondo le mie aspettative’. Questo concetto lo ribadiva con forza anche con Laura. Tuttavia pur sentendo una forte attrazione fisica, evitò di fare sesso con Matteo: voleva essere certa che fosse il partner giusto.

Lui era stato attratto dalla personalità di Sofia, decisa e determinata, e dalla cultura vasta ed enciclopedica, che le consentiva di spaziare su qualsiasi argomento. Sofia era informata su qualsiasi tema, che trattava con proprietà e competenza. Trovava piacevole ascoltarla e dialogare con lei. Per questo motivo l’aspetto fisico era passato in secondo ordine. Matteo si era imbattuto fino a quel momento in ragazze scialbe e scolorite, con le quali faticava a intavolare una conversazione, che non vertesse sul sesso e sul gossip mediatico. Alcune di loro a letto erano delle autentiche bombe atomiche, perché parevano il kamasutra spiegato in pillole per le tecniche che adottavano. Queste relazioni duravano poco, perché, terminata la prima ondata di spinta erotica, non c’erano altri argomenti adatti a far lievitare il rapporto. Arrivato a trenta anni, come Paolo, e inserito come socio senior in uno studio di commercialisti, sentiva la necessità di trovare una donna da amare non solo nel letto ma soprattutto nel tempo libero. Spesso partecipava a cene di lavoro importanti e non poteva permettersi il lusso di trascinarsi dietro delle ragazze appariscenti tanto frivole quanto disinibite. Così agli occhi dei commensali appariva come lo scapolo d’oro impenitente, il single solitario e un po’ snob, poiché era rimasto praticamente l’unico a presentarsi sempre solo. Qualcuno con più malizia diceva: “Non l’ho mai visto con una donna. E’ sempre insieme con l’amico architetto, un altro single d’oro. Che sia gay?”

Questi commenti acidi e maligni lo ferivano a morte ma era impossibilitato a replicare con fatti concreti. ‘Non posso portare ai pranzi la Debby o la Vale’ si diceva amaramente, ‘loro sono capaci di farsi scopare dal primo commensale disponibile sotto il tavolo’. Quindi concludeva, che da gay finiva per diventare cornuto e mazziato.

L’incontro con Sofia sembrò offrirgli la classica scialuppa di salvataggio per mettere a tacere le dicerie. ‘Sofia ha una discreta serie di caratteristiche positive’ rifletté Paolo. ‘É una donna con un bel corpo, modellato dal nuoto, è intelligente quanto basta per di tenere in piedi qualsiasi conversazione. Ha un caratterino niente male che le permetterebbe di farsi un sol boccone di tutti i maligni’.

Non erano solo questi i motivi che lo rallegravano. Dopo quel fortuito incontro alla Caffetteria del Corso rifletté, se quella istintiva simpatia, che era sorta tra di loro, avrebbe potuto tramutarsi in qualcosa di più. Per lui era decisamente bella, una bellezza non vistosa o appariscente ma ricca di concretezza e sostanza. Ne era rimasto colpito fino dal primo istante in maniera non casuale. Era scattata una scintilla che adesso si era trasformata in un vistoso fuocherello, perché gli era piaciuto il modo gradevole di proporsi. Gli sembrava che anche Sofia ricambiasse la simpatia, perché questa era la sensazione ricevuta.

Conoscendola più a fondo, si convinse che sarebbe stata la partner giusta per lui. I loro caratteri era complementari. Sofia aveva una personalità decisa ed era una persona metodica e abitudinaria. Matteo era più timido negli approcci ma amava improvvisare e cercare le novità. Tuttavia non aveva altrettanto sicurezza che sarebbe riuscito a trasformare un’attrazione empatica in amore. Matteo giudicò, qualche settimana dopo il primo incontro, che fosse venuto il momento di uscire allo scoperto per verificare, se la reciproca simpatia era un bluff oppure realtà.

Matteo affrontò l’argomento una sera di fine settembre con l’estate, che tardava a lasciare il posto all’autunno e alle prime nebbie. Stavano sotto il pergolato di una trattoria sul lago di Como a cenare a lume di candela, quando le prese la mano.

Sofia“ cominciò Matteo. “Sento dentro di me una vocina che mi sussurra queste parole. Parlale col cuore in mano. Sarà buffo di questi tempi. Dichiarale il tuo amore. Sembrerà ridicolo e antiquato. Ma man mano che imparo a conoscerti meglio, capisco che ti voglio bene. Non oso dire che sia amore ma lo penso. Mi sento impacciato e un po’ fuori dal mondo di oggi nel pronunciare queste parole”.

Rimase in silenzio in attesa di una risposta.

Sofia deglutì nel tentativo di riacquistare la padronanza dei pensieri. Pensò di rispondergli di essere stata colta di sorpresa e di non essere in grado di affermare che anche lei lo amava. ‘Che parole vuole ascoltare da me?’ si disse in un attimo.

Ti amo” esclamò decisa, dopo aver superato un breve momento di smarrimento. Proseguì affermando che sentiva dentro di lei una strana sensazione che non aveva mai provato.

Dicono che è amore. Se questo è vero, allora è bellissimo!” concluse Sofia, che, alzatasi dalla sedia, diede un bacio sulle labbra a Matteo.

Erano entrambi incuranti degli sguardi maliziosi degli altri avventori, che ascoltarono curiosi le parole che la coppia si scambiava a voce alta.

Aggiunse che al ritorno a Milano lo invitava a casa per il brindisi della staffa a suggello della splendida serata.

Non mettersi in testa idee malsane” lo minacciò. “Il sesso è bandito almeno per questa sera”.

Matteo scoppiò in una risata fragorosa, che fece nuovamente voltare tutti verso di loro. “Di sesso ne ho fatto un’abbuffata talmente grande che ho fatto promessa di castità per i prossimi vent’anni!”.

Se è così” rispose maliziosa Sofia “e meglio chiudere qui la partita!”.

Non fraintendermi” replicò di buon umore Matteo, conscio di avere detto una baggianata. “I vent’anni si possono ridurre a giorni od ore, perché, sia ben chiaro, non è un voto vincolante. Ma una semplice scommessa con me stesso, che sinceramente vorrei perdere!”

Tornati a Milano, Sofia brindò con Matteo per l’inizio di una relazione voluta e sognata da entrambi. Teneva in frigo un Veuve Clicquot Ponsardin da stappare in una occasione speciale. Lei andava pazza per questo champagne dal gusto morbido e delicato con leggere bollicine, che amava regalare agli amici più cari o berlo in loro compagnia.

La voce sesso fu bandita dalle loro conversazioni. Si tenevano per mano come due ragazzini ai primi amori seduti sul divano di pelle azzurro Tahiri di Natuzzi illuminati dalla luce di Parentesi di Flos, mentre la notte avanzava decisa.

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