Non passava giorno – cap. 27

I tre cunicoli - su swashwords
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Lo stress per la storia finita male con Giulio a settembre dell’anno precedente aveva trascinato Agnese a sfiorare il disastro emotivo e fisico e aveva monopolizzato la sua mente nei mesi successivi. Risolto il problema, che l’aveva torturata per troppo tempo, in cima ai suoi pensieri c’era adesso Marco. ‘É vero che lo conosco in maniera troppo sommaria per sognare a occhi aperti’ si disse, pensando al prossimo incontro di mercoledì. In quel momento avrebbe saputo, se il suo intuito femminile aveva colto nel segno oppure aveva acceso solo fantasie inutili e pericolose. Con questi dubbi si addormentò sul divano.

Era già sera, quando aprì gli occhi, impastati di lacrime e rimmel. ‘Ho dormito’ pensò, fregando le mani intorpidite. Al buio cercò l’interruttore della luce, che l’accecò per una frazione di secondo. Si ricordò dell’appuntamento alle sette con gli amici. Guardò l’ora. ‘Sono già quasi le sette’ si disse. ‘Troppo tardi per raggiungerli’. E rinunciò a uscire.

Non aveva fame ma la tensione la indusse a mettere sotto i denti una mela rossa. Si sentiva sola e malinconica, non voleva cadere di nuovo preda della depressione. Nell’estate scorsa aveva rischiato di finire nel gorgo oscuro del male sottile, dal quale era uscita con fatica e molti sforzi. Rifletté che doveva fare attenzione a non ripiombare nella crisi.

Diede con rabbia un altro morso alla mela, mentre pensava che da oltre otto mesi non aveva avuto un rapporto sessuale. Da diverse settimane con grande fatica reprimeva gli stimoli, che si facevano sempre più insistenti. Quando la voglia cresceva, si parava dinnanzi ai suoi occhi il viso di Marco. ‘Non lo conosco. Non so chi sia. Eppure è sempre lui, che vedo’.

Percepì, mentre affondava con furia i denti nella mela, un desiderio prepotente di stare tra le braccia di un uomo. Non uno qualsiasi. Lo associava alle sembianze di Marco, mentre avvertì che il sesso si era inumidito. Le labbra si ridussero a fessura con un brivido a percorrerle la schiena, mentre ricordò uno degli ultimi travagliati rapporti sessuali con Giulio nell’agosto dello scorso anno. Ormai la loro relazione si era deteriorata in modo irreversibile e stava giungendo alla fine.

Era una calda serata, quando Agnese andò a letto con le sole mutandine, mentre Giulio era fuori con gli amici. Aveva il corpo caldo dentro e fuori per l’intenso desiderio di fare all’amore. Rimase sveglia in attesa del suo rientro. Quando lo udì, se le tolse e rimase nuda ad aspettarlo. Si pentì subito di questo gesto, perché aveva capito dalla voce che era alticcio e violento. Era troppo tardi per cambiare idea, quindi si rassegnò a subire passiva. Sperò che la sbronza gli avesse annebbiato la mente e la lasciasse tranquilla. Però quando Giulio la vide nuda, la prese senza troppe tenerezze. Non provò alcun piacere, mentre lui dopo il rapporto si addormentò, russando con l’alito pesante, impastato di alcol e fumo.

‘Piansi’ ricordò Agnese con gli occhi lucidi di lacrime in piedi vicino al bancone della cucina. ‘Non ebbi la forza di alzarmi per eliminare il seme, che lentamente era scivolato verso il lenzuolo, macchiandolo’. Mentre era sveglia, aveva riflettuto sulla sua vita che stava andando a rotoli per colpa di Giulio. Non era stata capace di darle una svolta definitiva e di trovare la forza di chiudere con lui. Il sonno tardava, perché la voglia era latente, come un mostro in agguato della preda. Quando sentì la mano di Giulio posarsi morbida sul monte di venere, un guizzo di piacere, che lui percepì chiaramente, la percorse fino alla testa. D’istinto divaricò le gambe, affinché potesse scivolare tra le cosce. Aveva sentito la sua mano frugare impertinente il sesso umido. Era pronta all’amplesso. Giulio senza nessuna delicatezza si introdusse dentro di lei. In pochi istanti lei raggiunse il culmine del piacere e avrebbe voluto interrompere il rapporto. Lui continuò rozzamente, finché altro liquido non le bagnò corpo e lenzuolo.

Nel ricordare quegli istanti Agnese provò adesso il medesimo desiderio di allora e cominciò a piangere in silenzio. Mentre le lacrime le bagnavano il viso, nella sua mente la scena mutò d’improvviso come se una magia avesse operato un miracolo. Corse nella camera da letto per infilarsi sotto le lenzuola, perché voleva proseguire nella sua fantasia erotica.

Era con Marco e Angela, così aveva battezzato l’ex, che la invitavano in un posto sconosciuto. “Vieni” le dissero, prendendola per mano.

Dove mi portate?” chiese con timidezza, mentre attraversavano porte e saloni, stanze e cortili. Nessuna risposta ma solo il loro sorriso a condurla attraverso un palazzo enorme e luminoso. Stava perdendo la cognizione di tempo e di spazio. Le sembrò di fluttuare nell’aria, come se il suo corpo fosse diventato immateriale. Mentre le fattezze di Marco erano nette e concrete, Angela sembrava eterea, diafana, senza volto.

‘Quale viso ha?’ si disse nel dormiveglia ‘Com’è? Dove sono?’

Non capiva in quale posto fosse. Si ritrovò in una grande stanza dalle pareti bianche e dal pavimento di lucido tek. Nel centro stava un letto a baldacchino, addobbato con fini lenzuola di lino ricamate. Spiccavano due cifre M e A sul risvolto di pizzo. Loro si spogliarono, depositando i vestiti su una poltrona di raso rosso. Agnese stava in piedi con indosso solo una camicia e gli slip. Percepiva imbarazzo a vedere quei corpi nudi che si infilavano nel letto.

‘Cosa sto a fare qui?’ si domandò confusa. ‘A scrutare l’intreccio dei loro corpi, a sentire i loro gemiti d’amore, a rubare attimi d’intimità a due persone sconosciute?’

L’immagine sfocò, mentre adesso era lei a godere i piaceri di Marco.

Poi sprofondò in un sonno pesante e senza sogni.

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