Una storia così anonima – parte cinquantanovesima

Cauneo, 10 marzo 2015 – ore 18

Affrontano la lunga salita del Col de Larche tra due imponenti ali di neve. Il valico è stato riaperto da poche settimane. Rivoli di acqua come minuscoli torrentelli attraversano la strada. Il tempo pare che voglia volgere al brutto. Il sole è coperto da una nuvolaglia grigia.

“Dove siamo?” chiede Vanessa, che è rimasta in silenzio, impegnata a umettarsi le labbra.

“In Francia” replica secco Luca, senza muovere un muscolo della faccia.

“Grazie per informazione” fa Vanessa, stirando le labbra in un sorriso amaro.

“Se il navigatore non sbaglia” dice Luca, indicando il vecchio Galaxy inserito nel suo supporto, “tra una decina di chilometri siamo in Italia”.

“Ma questi tornanti non finiscono mai?” domanda Vanessa con lo sguardo opaco e lo stomaco sotto sopra.

Luca sorride, perché immagina che nello stato, in cui si trova, non deve essere semplice resistere ai conati di vomito. ‘Purtroppo fino al valico è in pratica impossibile fermarsi’ pensa. Guida con dolcezza, cercando di non accentuare le curve. Stanno correndo tra due muri di neve alti un paio di metri, mentre grossi TIR scendono a valle. ‘Molto spettacolare in altre condizioni’ si dice, ‘ma Van non può apprezzare la bellezza dei luoghi’. Sa che in pochi minuti sarebbero in cima al valico ma tiene un’andatura moderata per mitigare il senso di mal d’auto della ragazza.

Si ferma al termine della salita per far rifiatare Vanessa, che è terrea in volto. Gli occhi sono spenti, acquosi e il rosso dei capelli opaco. L’aria fresca dei quasi duemila metri le dà un po’ di ristoro. Camminano tra cumuli di neve sporca, mentre due camion di passaggio lasciano dietro di loro una puzza di nafta che stimola il vomito della ragazza. Provano a entrare nel locale, anche se Luca immagina che l’odore di chiuso non avrà effetti migliori per lei.

Come previsto la ragazza esce di corsa. ‘Meglio fuori e sentire il puzzo dei motori surriscaldati’ si dice, ‘che l’odore di stantio, di sudore e di mangiare del locale’. Cammina un po’ goffamente, perché la mancanza delle mutandine si fa sentire. Aveva sperato di mettersele nei servizi della baita ma sarebbe una missione impossibile resistere al chiuso.

Luca vede di fianco al bancone una bottiglia d’acqua minerale italiana, Sant’Anna, e la compra. ‘Lo so che Van proprio non sopporta la Evian’ pensa, mentre paga, ‘ma in Francia c’è solo quella in pratica’.

“Ripartiamo oppure preferisci restare all’aria aperta ancora un po’?” fa Luca, prendendola sotto braccio.

Vanessa mugola qualcosa d’indefinito ma punta verso la macchina. Sono quasi le diciassette e la luce tende ad affievolirsi. “Meglio mettersi in moto” dice la ragazza col volto bianco per il malessere.

“D’accordo” fa Luca, aprendo le portiere. È preoccupato nel vederla ridotta a uno straccio. La fronte è corrugata e le labbra sono serrate.

Luca guida con prudenza nell’affrontare la discesa per nulla agevole, neppure migliore della salita. Prende le curve con dolcezza. Usa i freni solo quando è strettamente necessario o incrocia quegli articolati che salgono verso il valico emettendo pennacchi di fumo nero a ogni sgasata. Vanessa lo guarda in silenzio, perché ha capito che Luca sta usando tutte le precauzioni per non farla sentire peggio. Ha aperto la nuova bottiglia e continua a umettarsi le labbra. Scendono a valle. Alle diciotto entrano in Cuneo.

“Dove alloggiamo?” chiede Vanessa, che sta sognando un bagno e un letto.

“Credevo che lo sapessi tu” fa Luca ironico per strapparle un sorriso.

“Non cambi mai” dice la ragazza, scuotendo i riccioli rossi.

“E perché dovrei cambiare?” replica il ragazzo con una smorfia che dovrebbe mostrare gioia. “Cerca un Hotel. Purché sia in centro”.

Vanessa ride con gli occhi. “Per caso è una metropoli?”

“No” dice col viso serio delle grandi occasioni Luca. “Ma in centro è meglio”.

La ragazza scuote la testa. Cerca qualcosa. Le piace un palazzo storico. “Favoloso!” esclama.

“Favoloso?” chiede spalancando gli occhi Luca.

“Stavo leggendo” replica Vanessa, che pare avere ritrovato un po’ di buon umore.

“Bene. Prenota. Tra pochi minuti ci siamo” conclude Luca.

Si fermano davanti a una vecchia costruzione dove campeggia una insegna luminosa. Luca storce il naso. L’esterno non promette nulla di buono. Parcheggia nelle vicinanze. Nessun segnale di divieto di sosta. Dunque è buono.

“I signori Felici” dice Luca alla receptionist, una bionda ossigenata. “Abbiamo appena prenotato”.

La ragazza controlla ma scuote il capo. “È sicuro?” chiede con gentilezza.

“Ma certamente” afferma Luca, mentre Vanessa è distratta a osservare gli interni in stile classico. “Ha telefonato cinque minuti fa”.

“Ho solo una signora Vanessa Medici” replica la receptionist.

“Proprio quella” esclama Luca con un largo sorriso sulla bocca. “Si diverte a dare il nome da ragazza”.

“Ah!” è l’unico suono che esce. Prende una chiave e l’allunga a Luca. “Secondo piano. L’ascensore è vicino alle scale”.

“Grazie” fa Luca, mentre recupera Vanessa.

Saliti in camera, Vanessa si spoglia completamente e si fa una doccia.

“Mangi o saltiamo la cena?” dice Luca, che saggia il letto. La notte precedente ha dormito su un divano e per poche ore. Non ha molto appetito ma aspetta una risposta da Vanessa.

“Dici che mi farà male?” chiede la ragazza con l’asciugamano a mo’ di turbante sulla testa e nient’altro.

“Sei deliziosa” dice Luca, che la osserva con occhio lascivo.

“Non mi incanti” risponde Vanessa, che è alla ricerca di un intimo pulito. “Non farti cattive idee e rispondi alla mia domanda”.

“D’accordo” fa il ragazzo, che riflette. ‘Un riso bollito e qualche verdura cotta non dovrebbe procurare sconquassi’ riflette prima di rispondere.

“Direi di no. Penso che qualcosa di leggero possa andare bene” dice Luca. “Mi faccio una doccia anch’io. Puzzo come un caprone. Poi cerchiamo una trattoria vicina”.

“Ma ho visto che c’è il ristorante interno” obietta Vanessa.

“Okay” concorda Luca, senza nessuna voglia di discutere. La stanchezza sta scendendo implacabile.

Consumato un pasto leggero, tornano in camera. Sono distrutti e desiderano solo dormire.

Decidono di fermarsi anche il giorno successivo per riprendersi. Ripartiranno dopo avere smaltito stress e adrenalina. Allegri si mettono sulla via di casa. Dopo tre settimane di pellegrinaggi in giro per la Francia avvertono la nostalgia delle loro case.

“Ti accompagno a casa” dice Luca, entrando in Bologna. Sono quasi le diciotto.

“Non ti fermi a mangiare una pizza con me?” gli chiede Vanessa con gli occhi che dicono ‘e poi stai a dormire da me’.

Dopo aver condiviso il letto con Luca durante viaggio nella terra dei Franchi, stasera preferisce averlo accanto. Le dà sicurezza. La paura di Henri non è ancora svanita. ‘Tutto sommato’ si dice sospirando, ‘è stato come compagno di letto molto meglio di tanti altri’.

“Mi fa piacere” risponde Luca, che anche lui non ha voglia di passare la serata da solo. “Allora parcheggio bene e ti aiuto col bagaglio”.

“Vuoi lasciare il tuo in macchina?” fa Vanessa con gli occhi dolci.

Luca sorride. Ha capito al volo l’affermazione. “No, di certo. Non si sa mai che lo rubino” dice col viso disteso da angioletto.

Abbracciati come due amanti, salgono in casa di Vanessa senza tanta voglia di uscire. Una pizza express può andare bene.

Entrati, Luca controlla con minuziosa attenzione l’appartamento. Non vuole avere sorprese. Per il momento tace.

“Ma il tesoro dei templari?” fa Vanessa, che è accasciata sul divano, mentre Luca arieggia la casa.

“Cosa?” replica il ragazzo, fingendo di non aver capito. “Il tesoro? Chissà dov’è finito! Però sarei curioso di conoscere il contenuto della famosa cassetta di Pietro”.

“Domani andiamo a Lizzano a controllare” dice Vanessa con gli occhi chiusi.

“Domani?” esclama Luca, spalancando le palpebre per la sorpresa. ‘Ha ancora voglia di avventure?’ si dice il ragazzo, scuotendo la testa. ‘Non le sono bastate tre settimane?’

“Domani dormirò tutto il giorno” conclude Luca. “E poi prima ci dobbiamo sbarazzare di Henri”.

Vanessa si alza in piedi, mentre con lo sguardo percorre la stanza.

“Tranqui, Van” fa Luca con un sorriso maligno. “Tra un po’ sloggia”.

Dignes-le-bains, 10 marzo 2015 ore quindici

Pierre ha telefonato al Gran Maestro e ha ancora le orecchie assordate per le urla che ha sentito. ‘Così infuriato’ pensa, mentre assiste al montaggio delle due ruote posteriori della Mini, ‘non l’ho mai percepito. Di solito non alza la voce. Parla pacato, anche quando è arrabbiato. Ma prima era fuori sé. Se avesse potuto mi avrebbe strangolato. Poi quella chiusa al tuo arrivo a Oak Island facciamo i conti, mi ha messo i brividi’.

L’unico modo è recuperare la cassetta di Pietro e portargli i due ragazzi. ‘Mica impresa da poco’ conviene, mentre riparte verso Nizza. ‘Due personaggi da prendere con le pinze. Pieni di risorse e d’inventiva. Li aspetterò sotto casa a Bologna’.

Guida fino a notte inoltrata e si apposta nelle vicinanze. Dopo due giorni di attesa paziente li vede arrivare. ‘Finalmente’ sospira Pierre. ‘Aspetterò il buio per entrare in azione’.

Sta mangiando un panino e bevendo una birra, quando sente picchiettare sul vetro. Sono due carabinieri. Uno armato di mitraglietta. Abbassa il finestrino. “Dite” afferma Pierre cortese in un italiano da straniero.

“Scenda” dice uno dei due. “Con le mani bene in vista”.

Pierre è sorpreso. Non capisce il motivo ma fa come gli hanno ordinato. Si guarda intorno smarrito e alza gli occhi verso una finestra. Un viso beffardo lo saluta, mentre viene caricato sull’Alfa blu dei carabinieri.

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0 risposte a “Una storia così anonima – parte cinquantanovesima”

  1. Povera Vanessa, è ridotta proprio in un brutto stato, fortuna che c’è Luca a farle da assistente non mollandola mai! Sono arrivati a casa ma quel brutto ceffo di Pierre è già in prossimità nonostante il fermo dei carabinieri.
    Una sola puntata e tutti i nodi si scioglieranno! Mi sono affezionata a questi due ragazzi, come farò senza le loro gesta?
    Fino all’ultimo con il fiato sospeso … mannaggia! 😉
    Un caro abbraccio
    Affy

  2. I nostri personaggi stanno per chiudere la storia del libro; ma tu li hai narrati coì bene che resteranno con me per moltissimo tempo…e poi ogni storia finisce solo nello spazio del foglio e non nel cuore fantasioso del lettore. Confessa anche tu, che ami molto le meravigliose creature della tua scrittura.

  3. E’ vero caro Gian Paolo che in Francia l’acqua Evian la trovi un po’ ovunque. Fresca è molto dissetante ma anche la Perrier , come dice, anche Alessandra, è una marca famosa e altrettanto buona. Simpatici come sempre Luca e Vanessa. Un abbraccio. Isabella PS Ho letto già per curiosità la fine, ora andrò a ritroso per ritrovare i fili del discorso. Bacino pre serale. Isabella

    1. Lo so che in Francia c’è anche la Perrier è famosa. Se non ricordo male in bottiglie di vetro. Nessun dubbio sulle loro qualità. Io, abituato a una marca di minerale da tantissimo tempo, le altre non le trovo di mio gradimento.
      Allora aspetto il resto dei commenti

      1. Io le bevo quando mi capita di essere in Francia, per il resto qui non ho preferenze. Bevo tutto basta che l’acqua sia fresca e dissetante. Ti abbraccio. Isabella

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