Disegna la tua storia con un incipit di Massimolegnani – incipì 1

Massimolegnani – orea rovescio – ha scritto un post con due incipit troncati a metà. Ebbene ho raccolto la sfida e propongo la mia continuazione del primo. Per il secondo pazientate qualche giorno. Se qualcuno volesse farsi avanti, si palesi.

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Buona lettura

La sua mimica facciale assomigliava a una fiumara calabrese. Impetuosa, violenta, fuori dagli argini, dopo un temporale primaverile, e totalmente inespressiva, svuotata, un faccione inutilmente ampio, durante la siccità estiva. Mai un’espressione che fosse di equilibrio tra i due estremi, mai un…

…un sorriso intermedio. Passava da moti di rabbia all’indifferenza totale verso chi gli stava di fronte. Le mezze misure non esisteva per lui.

Simone guardò fuori dalla finestra. La giornata prometteva bene, ma era lui che si sentiva fuori posto. Era inutile girarci attorno: Sonia l’aveva destabilizzato con la violenta discussione la sera precedente. Stava finendo col mettersi le mani addosso, quando calò una bonaccia tra loro come se nulla fosse stato. Poi ognuno si ritirò nelle proprie stanze.

Simone e Sonia pur essendo sposati da sei mesi dormivano in due camere separate e distanti tra loro. Se per qualche ignoto motivo o pulsazione sessuale uno dei due desiderava consumare un amplesso d’amore si spostava dalla propria stanza in quella dell’altro. Poi ognuno dei due tornava nella propria. Mai una volta dopo la prima notte di matrimonio si erano dati la sveglia nello stesso letto.

Simone si chiese se questo rapporto fosse sano e la risposta era stata negativa. Le loro discussioni sugli argomenti più futili finivano sempre in rissa. Una tempesta di parole che si placava in un abbraccio dolce.

Ieri sera non era stato diverso. La discussione verteva su chi doveva accudire Tobi, il gatto tigrato che avevano raccolto per strada. Era lui il vero padrone della casa e non Simone o Sonia.

«È compito tuo» aveva tuonato Sonia agitando le mani vorticosamente, mentre Tobi apriva un occhio disturbato da quella voce acuta.

«E perché?» rimbeccò Simone alzando il tono di un’ottava rispetto a quello di Sonia. «L’hai raccolto tu».

La moglie divenne paonazza strozzando le parole che volevano uscire dalla gola.

«Ma tu non hai detto nulla!» urlò con tono feroce Sonia. «Anzi eri felice come un bambino, quando l’ho portato a casa».

«E con questo cosa vuoi dire?» strepitò Simone con lo sguardo assassino. «Forse è di mia proprietà?»

Tobi si alzò disgustato da quelle urla feroci che ferivano le sue orecchie e con passo regale, lanciando di sottecchi sguardi schifati, si avviò verso la lettiera.

Simone si alzò dalla poltrona, abbracciò Sonia seduta sul divano e disse: «Vieni Tobi che andiamo a fare un giro in giardino».

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